Rassegna storica del Risorgimento

1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno <1938>   pagina <1495>
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FONTI E DOCUMENTI
PROCESSI POLITICI ROMANI DAL 1792 AL 1798
Nella sua Storia del Reame di Napoli (lib. Ili, par. 26) Pietro Col­letta, dopo aver narrato le mene e le mire dei Francesi su Roma, ricorda il trattato di Tolentino; per esso il pontefice, oltre milioni di danaro e cavalli ed armi e tesori d'arti e di lettere, perde i domini delle Legazioni e della fortezza di Ancona; restò impoverito, adontato e scontento. Gli Stati passati alla Francia ottennero di ordinarsi a repub­blica per legge; gli Stati vicini, per tumulti. E nella stessa Roma i cittadini, ricordando la gloria, senza la virtù, degli avi, si levarono parec­chie volte a ribellione; ma perete pochi e imprigionati i capi, dispersi gli altri, fu sempre misera la fine. La plebe parteggiava dal pontefice, non per affetto, ma per impeto cieco, disonesti guadagni e impunità.
Tolti i disonesti guadagni e trasformato in mai il parec­chie volte esagerazioni inevitabili nello scrittore partigiano ci rimane una pittura efficace come poche della Roma settecentesca; fine di secolo che è tutta in quelle poche parole degne di Tacito: ricordando la gloria, senza la virtù, degli avi. Fedelissimi del Santo Padre come i trasteverini, i monticiani, i regolanti, o avversari del Governo e dei Braschi come un Santa Croce, un Borghese o un Corona, tutti a Roma erano pieni di forti parole; nessuno capace di agire. Né i fidi seppero difendere il Pontefice, né gli avversari seppero abbatterne il Governo con l'astuzia o con un colpo di forza. La plebe sapeva soltanto tumul­tuare stupidamente creando imbarazzi al Governo; un pugno di nobili e borghesi sapevano solo congiurare ancor più stupidamente creden­dosi degni rampolli dei lombi di Bruto per aver affrontato con alcune chiacchiere inconcludenti qualche mese di Carceri Nuove o di Castello seguito di rado da un'espulsione dallo Stato.
Il Fiscale Barbieri che si voleva far passare per il più sangui­nario degli aguzzini, non chiese nemmeno una pena capitale; un prigioniero l'Angelucci che nel 1798 farà ancora parlare di sé nel 1794, perchè indisposto, esce da Castel S. Angelo e resta carce­rato in casa propria. Devo avvertire ciò, affinchè il lettore non creda di trovare in questo studio il martirologio del popolo romano. I veri martiri verranno poi, nel 1798: trasteverini fucilati per le piazze dopo