Rassegna storica del Risorgimento
1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
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1938
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1497
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Processi politici romani dal 1792 al 1798 1497
Da alcuni di essi risulta evidente come il Governo, pur difendendosi come poteva dalle mene dei novatori di ogni colore e di ogni provenienza, facesse di tutto per non dare alla Francia motivi per nuove lagnanze.
Che un certo malcontento esistesse in tutto lo Stato, probabilmente, e in modo speciale a Roma, è innegabile. Le spese imposte allo Stato da Pio VI pel suo mecenatismo, per il prosciugamento delle paludi, pel suo nepotismo, sono note: ne conseguirono novità senza precedenti, quasi, nella storia finanziaria dello Stato della Chiesa le Assegne sui beni mobili ed immobili dei privati, delle chiese e delle opere pie, che parvero gravosissime; e le contribuzioni in metalli preziosi e gioie. Con tali provvedimenti i quali in sostanza poco differiscono dalle future requisizioni dei commissari francesi che procureranno al Direttorio i mezzi per sostenere le sue malferme finanze ed a Napoleone il denaro necessario per la spedizione in Egitto e per soddisfare regalmente l'avidità dei suoi generali, il Governo pontificio tentava di riassestare la sua finanza e di attenuare il discredito che circondava le cedole che, per la difficoltà del cambio in moneta metallica, ebbero un vero corso forzoso ante litteram.
Numerosissimi sono dopo il 1790 i processi contro coloro che speculavano sulla moneta e sulle cedole; essi aggravavano la condizione di cose già non invidiabile. La Segreteria di Stato aveva autorizzato i Tribunali ordinari a procedere alla cognizione di tale delitto, derogando ai privilegi della Camera Apostolica; aveva fissato premi per i delatori e pene severissime per i rei.
Abbiamo notizia, ad esempio, di un Paolo Polidori secretus accusator, il quale nel 1796 ricevette scudi 166 e baiocchi 66 per aver fatto arrestare Ludovico Sanestrari a causa di inceptatione et expenditione monetae cum mercimonio. Il Sanestrari e tali Sebastiano Saluzzi e Giovanni Benedetti furono condannati a sette anni di galera. *' Nello stesso anno il Tribunale del Senatore di Roma condannava per lo stesso reato tre ebrei: Salomone Ambron, David Giuseppe Terracina ed Anselmo Pace; e poi Filippo Massimi a cinque anni di galera, Luigi Pichi di professione servitore, a sette anni. Altri numerosi processi sulla medesima materia furono celebrati dal Tribunale del Governatore.
Tuttavia si deve tener conto che il Governo non era troppo ben servito nella sua opera di repressione: e per le troppe ed ormai insuperabili giurisdizioni privative e per la infedeltà dei suoi dipendenti recintati senza le necessarie cautele. In un caso di contrabbando scoperto
1) Tribunale Criminale del Senatore, anno 1796.