Rassegna storica del Risorgimento

1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno <1938>   pagina <1503>
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Processi politici romani dal 1792 al 1798 1503
una breve detenzione in Castel S. Angelo, egli fu espulso dallo Stato; si recò in Inghilterra dove aveva trovato lavoro. Il Devaere era accu­sato di essere intinto di massime francesi e di aver nientemeno che can­tato in pubblico la Carmagnola. Nella perquisizione operata al suo domi­cilio fu sequestrata una copiosa corrispondenza in francese, inglese e fiammingo con vari artisti e mecenati dalla quale risulta che il mercato artistico in Roma aveva subito forti ribassi a causa degli avvenimenti politici. Fra le sue carte si trovò un numero del Courrier tVAvignon (n. 14 del 16 gennaio 1791), giornale costituzionale, che aveva come motto La Loi et le Roi ed inalberava uno stemma coi gigli di Fran­cia. Vi è interessante una Lettre de la Société des amis de la conslitution, élablie à Avignon, aux sociétés patriotiques ses ajjìliées del 13 gen­naio 1791, in difesa dei diritti del Papa sul contado Venassino e contro un triunvirato repubblicano stabilito in Carpentras, capitale del contado. *)
Della questione scottante di Avignone e del Contado si era occu­pato, proprio in quei giorni, un tale Ignazio Francesco Morenas, avignonese, a Roma da sei anni circa quale ospite ed amante di madama Dupré locandiera a Piazza di Spagna. Arrestato d'ordine della Segreteria di Stato, come sospetto di Giacobinismo, il 18 giugno 1794, narrò di essere stato dapprima impiegato nell'Archivio ossia Segreteria di Stato di Avignone come notaio criminale, di aver pubblicato a dispense un'opera sulle antichità romane, di aver vissuto poi a Roma dando lezioni di lingua francese al Collegio dementino e facendo da cicerone ai forestieri; a tempo perso si dilettava anche di poesia e di antichità. Fra le sue carte fu rinvenuto manoscritto un saggio storico sui
diritti della Santa Sede sopra Avignone e il Contado Venassino, da lui composto qui in Roma nel tempo in cui l'Assemblea Nazionale si occupava di togliere quella Provincia al suo legittimo Sovrano, il qual Saggio
aveva in animo di presentare al Papa. Ma in un suo copialettere si leggeva anche:
I mobili grandi di tutti gli affari sono qui in Roma li nipoti del Papa, le donne, che sono tutte intriganti di professione, e li camerieri. Vi sono ancora alcuni prelati che ai fanno pagar bone, ma che servono bene.
i) Governatore, pacco 1958. Di tale lettiera, molto interessante per l*oricnta-mento politico di cui è segno, non trovo nessun cenno nella Stòria dai c/u6s, pubblicata da L. DE CAKDENAL, sotto il titolo La Province pendant la Revolution, Parigi, Payot, 1929.