Rassegna storica del Risorgimento
1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno
<
1938
>
pagina
<
1516
>
1516 Carmelo Trasselli
cammeriere suo cognato* o solo o in compagnia di lai, con essersi ancora qualche volta veduti ed accompagnati per Roma, giacché fra noi eravamo divenuti amici, per essersi anche li medesimi cominciati a servir da me di scarpe, cominciò esso Ammagli ani, il quale in questo tempo era entrato in Castello per artigliere, e farmi capire che esso procurava di fare anche allora un'altra congiura, cioè un'unione di persone ad oggetto di fare una rivoluzione in Roma, con pigliare Castel S. Angelo, motivo per cui diceva essersi fatto artigliere, e di voler dare specialmente addosso al Duca d'Arce e levargli le casse di denaro che aveva, perchè essendo stato esso servitore in quella casa, ne era stato poi per causa di un prete, che ci aveva messo male, licenziato, soggiungendomi, che esso per tal affare aveva unite delle persone sue conoscenti, specialmente fra i soldati di Castello, ed insinuandomi a cercare anche io de' compagni per unirli a tal congiura, e questo stesso discorso me lo ha fatto reiteratamente tanto lui che il suo compagno cammeriere, essendo e dimostrandosi ambedue infocati, e bramosi di riuscire in tale affare, da cui ripromettevano gran vantaggio per il Popolo, che allora dicevano esser oppresso, e che si sarebbe rimediato alle cedole, e alle grascie, che sarebbero andate a buon mercato, e sarebbero andate le cose in regola. Nel sentir ciò entrai in malizia, e compresi a che tendevano li discorsi fatti con me, che erano cioè diretti ad animarmi ed unirmi in tal affare. Onde sin dal bel principio e sempre in appresso, gli ho risposto e fatto capire, che io non volevo unirmi con loro, e non volevo cercare e far compagni, come essi desideravano. Ciò nonostante sempre più ini incitavano, e detto Ammagliani incitava ancora il nominato Ignazio, il quale io non saprei dirgli se avese animo disposto a corrisponderli, perchè non si faceva capire, e solo una volta discorrendo di tal affare con me e l'Ammagliani disse, che ci era monsignor Falconieri disgustato col Principe, perchè nell'esser andato in di lui casa a risco-ter la piggione, gli aveva sentito dire che il Principe gli aveva levato della robba, e ciò disse forse per far capire che anche i signori erano soggetti all' ingiustizie. Capitando ancora in mia bottega un certo Paolo Avandola servitore dell'Architetto Belli, il quale aveva qualche pretensione con una mia figlia, si fece 1*Ammagliani anche amico di questo, e procurò tirarlo al suo partito, con avergliene cominciato a parlare a S. Spirito, ove stedde detto Paolo ammalato, con discorrergliene anche appresso o in bottega o fuori, ma non so ne ho possuto mai capire se detto Paolo gli corrispondesse...
Il cameriere della marchesa Lepri andava facendo proseliti anche nella piazza di S. Carlo al Corso, vicinissima a via della Croce.
L'indomani finalmente il calzolaio fa i nomi del Picconi e del cadetto di cavalleria Lorenzo Baj, vera anima della congiura, come si vedrà in seguito e sia detto a suo onore l'unica persona di una certa capacità fra tanti insipienti.*) L' 8 dicembre si apprende che Giuseppe Giusti, cioè il famoso cameriere, è partito da più mesi coi suoi padroni (implicati forse nella congiura?).
11 9 dicembre viene interrogato 1*Ammagliani: nega tutto semplicemente ed accusa i suoi nemici di volerlo rovinare.; anzi vede
l) Il Baj ricompare come ufficialo dell'esercito romano comandante il presidio di P aliano durante la Repubblica; e uu suo fratello sarà poi ricordato in un processo della Giunta di Stato (fase. 143) per uno stupro con violenza commesso nella terra del Scrrone (Genazzano) in occasiono d'uno requisizione di armi.