Rassegna storica del Risorgimento
1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
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1938
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1523
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Processi politici romani dal 1792 al 1798 1523
pò dire è sortito il chierurgo Agnolucci, che aveva il carteggio, e trovatili de' carte* dunque, a noi, che non hanno trovato niente, è più facile il sortire, e pregandoli uniti ad ajutarlo come più difesamente si verifica dei suoi caratteri, e dal ridetto Vincenzo Mancinelli, come di più il Baj dice che ad esso lo ha causato la di lui pigionante, che altrimenti non si troverebbe ristretto in queste carceri.
Il 30 gennaio fu interrogato il Vincenzo Mancinelli, ottonaro al Pellegrino, il quale narrò di essere stato arrestato in seguito ad una rissa, e di aver trovato in segreta il Baj, che conosceva di vista. Questi gli disse
che esso stava carcerato per causa di un Abbate che aveva presa l'impunità su di una congiura di Giacobini, mi soggiunse che esso però non aveva paura, perchè era negativo, e di cinquanta e più che erano nell'istessa causa, due soli lo conoscevano, e perchè se gli uscivano tre o cinque anni di Fortezza, poteva essere che l'avesse rimediata, mi soggiunse che fossi andato dal Padre acciò per lui avesse impegnato l'avvocato de' Poveri, ed avendogli promesso di farlo, mi disse di più che voleva, che andassi a parlare a diverse altre persone, le quali mi avrebbero regalato, e sarei rimasto contento, ed anche a ciò avendogli risposto di compiacerlo in tutto quello che voleva, mi disse che avevo d'andare dal Marchese Sinibaldi, a S. Chiara, e gl'avessi detto, che lui era negativo, ed era figlio delle sue azzioni, e sarebbe stato sempre forte, e non avrebbe tradito nessuno, e che però nessuno avesse paura, ma ebe però procurasse di aiutarlo, e che stasse attento quando veniva quello da Milano, che non parlasse, cosa di cui esso aveva paura, ed allora sarebbero stati tutti precipitati. Questa stessa ambasciata, mi disse che hi facessi alli Marchesi Massimi, Geva, e Maccarani, ed al sargente di Cavalleria Bandini, dicendomi però, che se non volevo andare da tutti, non importava e bastava che andassi da Sinibaldi, e da qualcun'altro, ma particolarmente da Bandini. Mi raccomandò la segretezza e la fedeltà, e mi fece credere che sarei stato da costoro ricombensato, che non sarei stato più povero. Quindi affinchè mi ricordassi delli nomi di dette persone, me le diedde in scritto, parte in un pezzetto di tela e parte in un pezzetto di carta, come pure mi diedde un altro pezzo di tela scritto perla Madre a cui pure si raccomandava, imponendomi che tanto a questa che al Padre dicessi di più, che esso seguitava a stare carcerato per causa dell! pigionanti, che l'avevano accusato, e che se era uscito Angelucci, a cui avevano trovato le carte, doveva uscire maggiormente esso, a cui non era stato trovato niente, cosa che mi disse la facessi riflettere anche a quei signori, a' quali sarei andato a parlare, pregando tutti acciò l'aiutassero, e procurassero' di liberarlo. JS detti scritti non so come li avesse fatti in segreta, mentre li teneva belli preparati. Sebene il Baj non mi spiegasse precisamente se esso era reo e se le persone a cui aveva da fare dette ambasciate fossero scienti, e complici nel suo delitto, ciò non ostante dalla maniera in cui mi parlò e dalla sostanza del suo discorso capij, che esso realmente fosse reo, e fossero con esso complici le predette persone, nella congiura di cui mi parlava, e di cui mi richiese se cosa si diceva per Roma, senza che sapessi dirgli niente di preciso, perchè non Io sapevo. Presi da me detti scritti, me li volevo cucire nel bavero del ferajolo, acciò non mi fossero trovati dai guardiana...
Al Baj il 6 febbraio furono contestati i nuovi elementi di colpabilità e furono mostrati i pezzi di tela consegnati al Mancinelli, che