Rassegna storica del Risorgimento

1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno <1938>   pagina <1524>
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1524 Carmelo Trasselli
ancor oggi esistono allegati al processo. Egli ammise una certa amicizia col Sinibaldi, giovane di 23 o 24 anni, col Massimi, giovane anche luì, ed una vaga conoscenza coi giovani Ceva e Maccarani. Ma negò fermamente ogni complotto.
A questo punto ci vengono a mancare gli atti processuali.
Che cosa possiamo dedurre dagli elementi sopra riferiti?
Con certezza ci risulta che si era formata in Roma una congiura parallela a quella dell'Angelucci e del Corona; presumibilmente ad essa partecipavano alcuni giovani dell'aristocrazia romana. La pre­senza di questi ultimi ci permette di caratterizzare la congiura e di differenziarla da quella AngelucciCorona.
Nessun soffio di idealità; *) quest'ultima può essere considerata come congiura del terzo stato: della media borghesia intellettuale che aspira a farsi largo non solo nella politica, ma anche nel campo eco­nomico; l'altra invece, nasce dal desiderio di alcuni giovani aristocra­tici di trovare pompose occupazioni nel Governo dello Stato, cariche monopolizzate per ora dagli ecclesiastici e da pochissimi laici molto vicini alla famiglia papale; i quali aristocratici, d'altronde, più o meno consapevolmente, fanno da schermo a chi, valendosi del loro nome, organizza l'indebolimento del regime, pronto ad abbandonarli appena raggiunta la prima tappa. Certo, né il Baj, né il Picconi, né l'Amma-gliani, né il Giusti, né l'Isidori erano disposti a rischiare la galera o la vita per il Massimi o pel Maccarani. Credo che in realtà quegli aristo­cratici, se veramente come sembra parteciparono alla con­giura, fossero destinati ad assistere, come i primi nobili francesi illu­minati, alla degenerazione del movimento per cui dapprima avevano simpatizzato.
Più misterioso è il personaggio che il Baj attendeva da Milano, sul quale abbiamo troppo pochi ragguagli per tentare di identificarlo. Tuttavia, egli ci permette di collegare questa cospirazione, se non addi­rittura con la Francia il che mi sembra improbabile almeno con la Lombardia oltre che con Bologna.
Più di questo non ci è permesso dire allo stato dei documenti; ogni altra deduzione sarebbe azzardata e non fondata su dati certi.
(Continua) CARMELO TRASSELU
i) Nessun ideale sembra essere il movente di quanti in Roma si professavano amanti di novità: almeno per ciò che ci mostrano i nostri processi. Quanto ali An­gelucci e al Corona, basta pensare a ciò che seppero fare e guadagnare durante la Repubblica, per capire gli alti... ideali che li spingevano.