Rassegna storica del Risorgimento
NEGRONI CARLO ; CADORNA RAFFAELE
anno
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1938
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pagina
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1542
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1542
Guido Bustico
per volta, dandomi cosi le nozioni più esatte e più vive della terra del tuo esilio, quelle nozioni che non si scrivono sui libri, ma si possono scrivere tra amici in privato carteggio. Anch' io farò lo stesso riguardo all'Italia continentale: ti darò quelle notizie che non si stampano sulle gazzette, almeno sulle nostre, ma in cui si riassumono i sintomi della nostra vita pubblica assai meglio che in quelle fredde e compassate manifestazioni ufficiali, le quali stanno alla vita di un popolo, come il moto dell'oratolo che ho in tasca sta al battito del cuore e agli impeti del sangue...
Sarà circa un anno, il Piemonte era incontrastabilmente il primo fra gli stati italiani; I* influenza austriaca era caduta, anzi il nostro governo osava lottare, quasi a viso aperto, con l'aquila a due teste; una questione di tariffe doganali e lo spaccio dei nostri vini era divenuta per noi una questione di nazionalità e una bandiera di civile movimento. La parte più liberale aveva il sopravvento e non consiglio di Stato e nel ministero. Oramai non c'era cosa desiderabile che i Piemontesi non si ripromettevano e non avessero speranza di ottenere. Ora tutto è cambiato. Di mano in mano che il gran Pontefice Pio IX s'emancipa più fortemente dalla tutela tedesca, il nostro governo ricade sempre più umile nelle maglie di Mettermele; le sottane negre e i larghi cappelli si stendono ancora con immenso impero per la bella Torino, e La Margherita con la tenebrosa sua coorte ritorna a regnare. Le opere e gli affetti di cotal regno già te li puoi immaginare: eravamo i primi fra gli italiani, ed ora retrocediamo a gran passi per diventare gli ultimi.
A Roma ai pubblicò e si pose in osservanza una legge sulla stampa, che senza essere per se stessa molto liberale, fu tuttavia un notabile avviamento verso i giusti e ragionevoli principi che in questo argomento dovrebbero prevalere. Si istituirono vari consigli di censura nelle Provincie Romane con un Consiglio centro a Roma, al quale può liberamente ricorrere chiunque voglia reclamare contro la decisione del Consiglio Provinciale. Come vedi è ancora poco. La censura preventiva è ancora mantenuta. Ma però si riconobbe un gran principio, un principio che finora nessuno fra gli Stati Italiani aveva riconosciuto, vale a dire che il permettere o il non permettere la stampa di un libro, l'aprire o il chiudere la via alla manifestazione del pensiero non deve dipendere dal capriccio e dalla buona o cattiva digestion e di un asino vestito da censore, di un censore solo, e spesso di tal censore che ha le orecchie lunghe come la torre di San Gaudenzio e del quale si potrebbe dire coi salmi equus et mulus quibus non est intellectus . Nel fatto poi la legge romana sulla stampa viene applicata con assai larghezza; le istruzioni date ai consigli di censura sono in un senso discretamente liberale, ed ormai può dirsi che sotto il papa la stampa è Ubera, perchè sebbene la censura abbia facoltà di proibire molte cose, tuttavia non ne fa uso, e non proibisce max nulla. E questo che io ti dico, intendilo non già de' soli scrìtti letterari o filosofici, ma degli scritti che trattano questioni politiche e delicatissime e degli stessi giornali che corrono per le mani del popolo. Converrebbe che tu avessi sott'occhio qualche numero del Contemporaneo di Roma, del Felsineo, o dell'Italiano di Bologna, per vedere come le mie parole, lungi dall'essere una esagerazione, siano anzi al disotto della verità. Fuori degli stati Romani un giornale che s'intitolasse l'Italiano sarebbe stato scomunicato di scomunica maggiore. Per altro il Granduca di Toscana, se non per assoluta volontà di far bene, almeno per pudore e per non rimanere al disotto del papa, pubblicò anch'egli una legge sulla stampa che è una imitazione della rom ana.
Noi siamo come prima e peggio di prima: siamo ritornati in materia di libri e di stampa agli aurei tempi che correvano una dozzina d'anni fa. Abbiamo ancora le antiche nostre leggi o per meglio dire non abbiamo leggi di nessuna sorte; tutto è nel