Rassegna storica del Risorgimento
NEGRONI CARLO ; CADORNA RAFFAELE
anno
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1938
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Guido Busticó
degli eventi un gran male è preordinato a un bene massimo e futuro. Sospendo dunque il giudizio e narro i fatti.
Verso la metà del luglio ora scorso un cotale Ciceruacchio, capo dei trasteverini di Roma, domanda con grande istanza un'udienza al Papa* Introdotto gli racconta come i suoi trasteverini avevano scoperto una grande ed orribile congiura che si tramava contro S. S. il Papa. Sulle prime ricusava di credere al nerissimo attentato, ma Ciceruacchio entrò in tali particolari, che fu forza aggiungere fede alle sue parole. Fini col-Foffirirsì in ostaggio e porre la sua vita a mallevadria di ciò che egli aveva detto. Fatto s ta che la congiura era anche troppo reale. Essa era ordita da tutto il partito retrogrado, e vi erano intinti i gesuiti, la vecchia Polizia di Gregorio XVI; gli austriaci e i ministri di Modena e di Napoli si trattava niente meno che di rapire il papa e di condurlo per forza a Modena; e se Modena non paresse soggiorno abbastanza sicuro, atteso il fermento e l'entusiasmo attuale degli italiani, gli si sarebbe fatto fare un viaggio più lungo fino a Vienna, sulle tracce del glorioso suo antecessore Pio VI. Uscito il papa di Roma, il Sacro Collegio avrebbe proclamato una reggenza e la reggenza sarebbe stata data a Lambruscbini, la Segreterìa di Stato al cardinale Bernetti, e così, si sarebbe riordinata 1 amministrazione Pontificia secondo il cuore dei Principe di Mettcrnick. Queste sono voci che corrono, e le più fondate. Puoi facilmente immaginarti che appena divulgato le rivelazioni di Ciceruacchio, i più compromessi fuggirono: tuttavia si fecero molti arresti, fra i settanta e gli ottanta, e fra essi il famoso colonnello Freddi e altri di sanguinosa memoria. Le gazzette romane dicono che appena compiuta l'istruzione preparatoria del processo, che seguiranno i dibattimenti gradinali, e si vuole che questi siano pubblici. Ne sentiremo delle belle. Intanto si fa grande scambio di corrieri tra Roma e Torino. Dicesi che Pio IX abbia fatto sentire a Carlo Alberto che giusta i ragguagli avuti, il Conte della Margherita, il Conte di Collegno e il Marchese Pareto (quest'ultimo è ministro del re a Roma) non fossero stranieri alla congiura. Villamarina deve aver dato le sue dimissioni, protestando che il suo onore non gli permetteva più di sedere nel Consiglio dei Ministri con una persona contro cui pesavano sospetti sinistri, senza che si fosse tampoco curato di purgarsene con una giustificazione qualunque. II re non ha accettato le dimissioni del ministro della guerra, ma probabilmente sarà costretto a scegliere tra questo e quello degli esteri, perchè Oramai non possono più rimanere nello stesso gabinetto. Non occorre eh' io ti dica per quale dei due si pronunzi la pubblica opinione. Comunque sia i buoni ringraziano la Provvidenza che abbia risparmiato al Gran Pontefice il viaggio di Vienna, e conservato all'attuale partito italiano il naturale e legittimo suo capo. Poiché l'Austria ebbe veduto che le congiure non facevano buon effetto, e che gli occhi della Polizia trasteverina, quando si tratta di salvare il Pontefice ci vedono meglio che non quelli del Principe di Metternick quando si tratta di rovinarlo, prese un altro espediente per cui spera di riuscire al doppio scopo di fa paura al Papa por rallentarlo nelle vie delle riforme, e di far nascere una collisione colla guardia Civica degli Stati Pontifici per dar colore e pretesto ad un intervento armato nelle legazioni.
n giorno 27 di luglio gli austriaci, che in forza dell'atto finale del Congresso Vicn-nese, tengono guarnigione nel castello di Ferrara, preso un frivolo pretesto, mandarono attorno pattuglie armate a far la ronda per la città. Il cardinale Ciancili, Legato Pontificio a Ferrara, protestò energicamente contro questa prepotenza, e il Papa approvò la protesta. Il 7 del corrente agosto nuove prepotenze. Giacché gli austriaci usciti dal castello in numero di 1400 con artiglierie e miccio accese in pieno giorno circa alle ore 1,30 pomeridiane, occuparono militarmente il gran corpo di guardia nella piazza,