Rassegna storica del Risorgimento
NEGRONI CARLO ; CADORNA RAFFAELE
anno
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1938
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pagina
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1552
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1552
Guido Basii co
religioso cristiano. sebbene non. esista alcuna indicazione per iscritto di ciò che rappresentino, ho potuto fin d'ora rilevare un S. Ambrogio, una S. Cuuerina della Ruota, un S. Pietro, un S. Andrea, un San Bartolomeo, un 5. Francesco d'Assisi, ed un gruppo di tre figure, forse il più bel dipinto, che tiene il mezzo d'una parete rappresentante la Pietà (questi affreschi vennero trasportati in Municipio). Finalmente una medaglia nel bel mezzo della volta rappresenta il Padre Eterno; ma questa e con essa quattro o cinque altre figure nelle lunette hanno sofferto alquanto, sia per le screpolature che attraversano in ogni senso anche le camere attigue, sia pel vandalismo esercitato un tempo in cui fu dedicato questo locale a prigione reggimentale, e successivamente alla munizione del pane, onde esiste tutt'orn un forno. Vandalismo però che non si è potuto egualmente esercitare sui dipinti, siccome sulle pareti circostanti, trovandosi essi ad una mediocre altezza.
Conservando tutt'ora il locale degli indizi di civile appartamento, ragion vuole che si aumenti la probabilità che non siasi risparmiata la cura per confidare gli affreschi a pittori di grido. Infatti vi hanno tracce di un porticato attiguo già da lungo tempo provveduto di muro scarpato fra gli rntercolumni onde impedire la rovina.
Per contro al porticato, esiste un'area pensile che pare dovess'essere consacrata ad un giardino, giacché consta che dapprima si trovava a livello del medesimo porti* cato. Nel vòlto della camera attigua a quella degli affreschi, vi sono bellissimi compartimenti, ornati di rosoni in stucco di tutto rilievo. Di più quella parte del Castello che comprende anche il locale in questione conserva tutt'ora per tradizione il nome di Quartiere delle dame. Da tutto ciò non dubito potersi affermare che il Bìffignandi (Storia di Vigevano, scritta nel 1810) voglia alludere a questo luogo, dove parlando de* vari, miglioramenti fatti nel 1493 al R. Castello da Lodovico il Moro cosi scrive Si veggono in esso (nel Maschio del Castello) molti sotterranei, un gran numero di camere, e di ampie sale che erano un tempo vagamente dipinte, ed ornate colla maggior magnificenza, della quale rimangono ancora alcune vestigia. Oltre a tutto ciò eran un giardino pensile e diversi spaziosi porticati, l'uno dei quali richiamava " la Falco* niera , perchè, ecc. .... Altri indizi che mi risultano per fissare l'epoca dei dipinti, e quindi la maggior probabilità del loro pregio, e fors'anco l'autore sono i seguenti:
1 Delle bizzarrie alla Raffaellesca operate nel voltino di ciascuna lunetta, immediatamente sopra ciascuna delle figure.
2 Una data con che però tra un M e un XII vi sta un cavallo, e qui si può desumere, o che il cavallo volesse indicare un numero come simbolo, o che essendo stato operato posteriormente nasconda dietro di sé degli altri numeri romani; giacché non è supponibile in alcun modo che i dipinti possano essere del 1012, e, se non altro, perchè.
3 In una lunetta nel vòlto stanno le lettere
S8* SP. DM.
alcune delle quali sono malamente e confusamente scritte, ma che vorrebbero significare:
FHANCISCUS SFOKTIA DUX MEDIOIAN1
Qui è però da notarsi che vi furono Francesco I e Francesco II ambedue Sforza e ambedue Duchi di Milano. Il primo però tenne il ducato dal 1450 al 1466: il secondo dal 1523 al 1535. Ora si dovrebbero a maggior ragione assegnare all'epoca di Francesco II i dipinti di cui trattasi, risultando come sì disse che i miglioramenti del Castello i quali