Rassegna storica del Risorgimento

NEGRONI CARLO ; CADORNA RAFFAELE
anno <1938>   pagina <1554>
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1554
Guido Bustico
Nulla di rimarchevole poi fino al 709, epoca dell*incursione dei Saraceni, che successivamente occuparono varii punti dell'Isola.
L'indolenza degli imperatori lasciò poi in loro balla l'isola, verso il 722; diminuì la popolazione; i campi abbandonati, le strade e gli acquedotti distrutti, succedettero le pretensioni dei papi, ed i litigi con i Longobardi per la dominazione della Sardegna,*; concessa poi ai primi da Carlo Magno e successori, la Corte romana dispose più volte a favore di alcuni principi. I Mori dopo molte escursioni se ne resero padroni verso il mille e la ridussero a barbarie. Commosso papa Giovanni XVIII predicò una specie di Crociata, promettendone la possessione a chi l'avrebbe liberata dal giogo. I Pisani si presentarono i primi, se n'impossessarono, ma ritornarono i Saraceni. Allora, nel 1015, Pisani e Genovesi armarono una formidabile flotta, e le ditte rivali convennero insieme, che la preda sarebbe ai primi, il possesso ai secondi, ed aiutati dai cristiani dell'isola espulsero i barbari nel 1022. Quindi i Genovesi non contenti del bottino ruppero cogli alleati, e si versò molto sangue. I Pisani divisero la Sardegna in quattro governi, ciascuno con un giudice.
Questi si resero indipendenti, lottarono tra di loro e parteggiarono ora con i Pisani ed ora coi Genovesi, quindi non cercarono che soldatesche, non felicità di popoli, ed usavano di una fierezza che non armonizzava colla reale debolezza, oppure trattavano con potenze estere, ed esteri ambirono il titolo di Giudice di Gallura, di Logudoro (Torres) Arborea e Cagliari.
I Pisani conquistarono l'Isola allorché già erano in decadenza, di modo che, anche volendolo, non avrebbero potuto rilevarla; però coltivarono miniere, fabbricarono vil­laggi, fortificarono città, fra le altre Cagliari, di cui innalzarono il Castello, il che diede luogo a vivi alterchi.
I Pisani, accorsi per invito del papa, scacciando i Mori e difendendosi contro i Genovesi, la tennero per 300 anni, ma la Corte Romana, appoggiata sulle concessioni di Costantino e Carlomagno, pretendeva sempre di disporne. Malcontenta dei Pisani, fulminò scomuniche, li dichiarò scaduti dalla Sardegna e ne investi' i re d'Aragona, che dilazionarono il possesso per le guerre, in cui erano impegnati e per le somme che i Pisani si offrirono di contribuir loro.
Ma gli Aragonesi sbarcarono nel golfo di Palmas nel 1323 presero Iglesias dopo assedio, bloccarono Cagliari e se ne impossessarono; e dopo sanguinose battaglie sotto le sue mura furono commesse alcune investiture, ma i feudatari, sempre uniti ai Genovesi, si mostrarono, talvolta, rivoltosi; un'armata navale sbarcò a Porto Conte presso Alghero. Gli Algheresi, ligi ai Genovesi, ritiraronsi a Genova. A popolare quella città fu allora spedita una colonia catalana ed aragonese e di qui l'uso anche attuale di quella lingua nella detta citta.
Lo spagnuolo fu impiegato col tempo negli atti governativi e divenne la lingua delle classi elevato* TI giudice d'Arborea inquietò spesso Aragona fino all'anno 1428, in cui fece cessione dei suol Stati ad Aragona. Nel 1326 Aragona stabilì un capitano gene­rale, poi un viceré. Nel 1354 lo stesso re Pietro venne in persona, convocò in Cagliari gli Stati Generali o Cortes composti di tre ordini o stamenti. Si riunirono nella capitale e/votarono doni e sussidi, accordati alla Corona in cambio di privilegi.
Gli stamenti difesero con acrimonia i loro privilegi contro il viceré, che cercava estendere la sua autorità, di qui il poco caso dei Sardi, ohe si faceva in Madrid, perchè dipinti dai viceré come ribelli e turbolenti, di qui quell'animosità, che dura tutt'ora tra gl'indigeni ed i funzionari stranieri. Negli anni 1376,1398 e 1403 il flagello della peste tormentò l'Isola; la prima in un anno ridusse a metà gli abitanti.