Rassegna storica del Risorgimento
CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
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1938
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pagina
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1583
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LIBRI E PERIODICI
A.NDBÉ LAJREltLE, Napoléon et le Saint-Siège (1801-1808). Vambassade du cardinal Fesch à Rome', Parigi, Alcan [1936]; pp. XXXVIH-626; tavole 2. Fra. 75 (BibUoihique d'hisioire contemporaine).
Gli studi dedicati ai rapporti tra Chiesa e Stato nell'età napoleonica, osserva giustamente l'A., hanno considerato soprattutto gli avvenimenti più clamorosi e le figure dei due protagonisti: quindi si sono concentrati sulla conclusione del Concordato e sul conflitto finale. Il Latretfle, invece, ha voluto studiare precisamente e i'applicazione del Concordato in Francia (nel che ha avuto compagni ài ricerca in questi ultimi anni; ricordiamo il lavoro di L. Deries, Les congrégations religieuses du lemps de Napoléon* Parigi, Aìcaii, 1929) e la preparazione dell'urto drammatico finale e, infine, la persona di colui che Napoleone, fedele al sistema famigliare pose a capo dell'episcopato francese e volle suo rappresentante presso il Pontefice. Condotto su fonti edite ed inedite, di cui notevoli i documenti degli archivi lionesie corsi ove sono finite le carte del Fesch, il libro studia successivamente la posizione della Francia e di Roma subito dopo il Concordato (e qui il LatreiUe non nasconde la sua simpatia per il diplomatico di carriera, il fine ed equilibrato e al momento opportuno anche ardito Cacault) e la vita del Fesch fino al 1802, durante i maneggi dei Bonaparte in Corsica e negli anni, per lui oscuri, che seguirono. La questione più importante; è quella della riconciliazione ecclesiastica del futuro cardinale: che l'autore giudica sincera, crediamo a ragione, segnalando altresì l'influenza acquistata su di lui allora, e poi sempre conservata, dal buono e pio sulpiciano Emery. Un altro capitolo è dedicato all'opera svolta dal Fesch nella sua axeidiocesi di Lione, ove egli riuscì effettivamente a compiere l'unione tra i gruppi del clero già costituzionale e refrattario, alla sua elevazione alla porpora e alla nomina ad ambasciatore a Roma, ove avrebbe dovuto riprendere la tradizione del cardinale De Bernis. Ma un ambasciatore mondano il Fesch non sapeva essere; le sue abitudini erano austere; per contro, gran lavoratore e temperamento autoritario, ottenne il primo successo diplomatico nell'interno della sua stessa missione, col mettere a seguo lo Chateaubriand e poi sbarazzandosene. Ma, amante del danaro e gran collezionista (né, osserva il LatreiUe, cosi sfortunato o di cattivo gusto come dissero i malevoli), ebbe forse il torto di sostenere con troppo calore la causa di Giovanni Torlonia, allora condannato a pagare una somma all'Annona. Altri incidenti a proposito di agenti russoborbonici, e il suo tono autoritario, cominciarono a incrinare i rapporti, dapprima ottimi, del Fesch con il Consalvi. Ma l'urto è questa la tesi fondamentale del Latreil-le tra la Francia e il Papato fu determinato dai tentativi d* introdurre anche in Italia le innovazioni religiose che la Santa Sede aveva tollerato -per paura di peggio in Francia e i principi gallicani (decreti Melzi, dopo il Concordato italiano) e di immischiarsi nelle questioni religiose della Germania. Ciò nonostante* il Fesch. riesce a ottenere che Pio VII ti rechi a Parigi per il Sacre; ma il papa, che sperava di ricavarne vantaggi notevoli per la religione, non ne riporta, e dopo molta fatica, che la ritratta-zione dei vescovi e costituzionali ostinati. Le pretese napoleoniche in Italia aggravano ancora la situazione, che il Fesch per conto suo, nella lotto diventata ormai personale e astiosa contro il Consalvi, contribuisce a rendere sempre più tesa, non ostante le sue buone intenzioni. Interessanti pagine sono quelle dedicate allo stadio delle idee politico-religiose del Fesch e al suo a gallicanismo: il LatreiUe respinge l'accusa di oltremon-taoismo rivolta al Cardinale ma finisce col riconoscere che anche un vero e proprio gallicano egli non fa* La questione andava forse esaminata da un punlo di vista più. generale, nel quadro della lenta dissoluzione di tutto il movimento d* idee gallicane