Rassegna storica del Risorgimento

CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1938>   pagina <1585>
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Libri e periodici
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dopo aver fuso per qualche tempo i suoi sentimenti patriottici, religiosi e romantici esperienza artistica, s'induce, nel 1844, per la complessa situazione famigliare e> più, per la lettura del Frimaio, che suscita in lui ironici apprezzamenti, ad abbando­nare la vita milanese e a seguire la propria vocazione politica. Entusiasta delle Spe­ranze d'Italia, di cui non vede il contenuto parzialmente giobertiano, si da a peregri­nare, cavaliere e araldo di un novello metodo politico, attraverso 1* Italia centrale per porre le basi di quello che sarà chiamato albertismo, persuaso com'è che senza un nucleo di forze bene armate e organizzate (il Piemonte) sia impossibile vincere, con la semplice rivoluzione di popolo, l'Austria, e aborrendo, come gli altri moderati, dalle violenze segrete, dalle esplosioni locali, dai moti, settari. Per il Santangelo non è necessario pensare a una specifica missione segreta affidatagli da Carlo Alberto. Per impulso patriottico l'Azeglio si propone di demolire V illusione settaria e di prevenire 1 antirealistica azione che potrebbero svolgere i mazziniani, provocando l'intervento-austriaco, alla morte di Gregorio XVI prevista prossima. Attraverso le Marche, le Romagnc, la Toscana, servendosi della trafila, si sforza togliere dall'animo dei patriotti le prevenzioni verso Carlo Alberto coli'argomento, storicamente certissimo, che la sua politica espansionistica e dinastica (stimolata da una particolare conce­zione legittimistica) coincideva, esternamente quanto ai voglia (ma nell'effettualità della storia non e' è un esterno e un interno; quindi anche il legittimismo albertino è elemento positivo pel Risorgimento), colle aspirazioni di molti patriotti e coli* inte­resse d'Italia. Al ritorno dal viaggio (ma non forse prima di esso ? si chiede il Santan-gelo) (pp. 28-30), ha il celebre colloquio col Re, probabilmente verso la metà d'otto­bre 1845, quando già erano scoppiati quei moti di Romagna, ingiustamente imputati a lui che, invece, si ebbe una riprova della bontà della propria intuizione politica espressa poco più tardi nell'opuscolo Degli ultimi casi di Romagna (1846) ben presto conside­rato profetica visione del Papa che avrebbe dovuto rigenerare lo Stato pontificio e l'Italia. E subito l'opuscolo vale all'autore celebrità grandissima, accresciuta dal conr seguente sfratto dalla Toscana dovuto a manovra austriaca presso il Granduca. L'Aze­glio pensa ora, a Genova, di provocare con varie iniziative una riconciliazione nazio­nale che elimini i municipalismi, mentre Carlo Alberto, nonostante le mene degli antimassimisti e un naturale riserbo, non gli nasconde la propria simpatia, e Pio IX, tra il clamore e l'esultanza popolare, attua le prime riforme celebrate da Massimo nella Lettera a JV. N. (ottobre 1846). Nel febbraio 1847 è a Roma (il giorno 13 è ricevuto da Pio IX) e vi agisce nel senso di contenere l'attività delle fazioni nella moderazione e nella legalità per far opera degna della libertà, che non è quella esterna tutelata dalla legge, ma sentimento di rispetto per la personalità del prossimo, com'egli esprime nell'opuscolo in sostegno dell'Orioli. Il 21 aprile commemora il Natale di Roma con un'orazione di grande effetto, ma della quale è pentito per avervi poste alcune tirate retoriche di sicuro successo, ma ripugnanti al suo spirito sostanzialmente avverso alla Roma classica personificatrice del diritto della forza e contrapposta al suo diritto naturale cristiano. Stende quindi l'indirizzo che richiede a Pio IX guardia civica, libertà di stampa e deputati, ma poi è disgustato dalle carnevalate che accompagnarono simili concessioni. Per i tipi del Le Mounier pubblica nell'agosto la celebre Proposta di un programma per l'opinione nazionale, che suona requisitoria contro il paganesimo superstite della vita politica nelle sue più varie espressioni (settarismo, Congresso di Vienna erede dello spirito napoleonico, sensismo), proprio come avevano insegnato i maggiori pensatori della restaurazione, inno alla potenza dell'opinione pubblica, esortazione alla concordia delle coscienze affermazione del valore cristiano e religioso del Risorgimento. E naturalmente non si sofferma, come' si trattasse di materia secondaria, nella scia di quei pensatori, sulla particolare struttura giuridica e politica che dovrebbe rappresentare istituzionalmente quella con­cordia. Lo spirito che trascura nei suoi programmi le modalità dell'organizzazione politico-costituzionale sfugge, nel suo profondo significato, al Santangelo, il quale non