Rassegna storica del Risorgimento

CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1938>   pagina <1586>
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1586 ' Libri e periodici
inquadra il pensiero dell'Azeglio in quello della restaurazione* riuscendo quindi sfo­cato in molti suoi giudizi, che pure si fanno leggere con vivo interesse. Siamo all'occu­pazione austriaca di Ferrara, che ecoita l'opinione nazionale: Carlo Alberto offre la propria spada al Pontefice, il Granduca ricorda in un proclama di essere italiano di nascita. Pio IX inizia i negoziati diplomatici per l'unione doganale si grida d'ogni parte: fuori i barbari . Anche in Piemonte si accelerano le riforme, pur trai malin­tesi che paiono perseguitare l'attività di Carlo Alberto, la cui coerentissima evoluzione interna, estrinsecandosi, veniva interpretata dallo stesso Azeglio in modo del tutto diverso dalle intenzioni del Re. E su questo punto gioverebbe richiamare, assai più estesamente che non faccia il San tangelo, l'attenzione degli studiosi. Carlo Alberto parla di e nazionalità, ma di e nazionalità piemontese (come risulta chiaro non solo dalle sue proteste, che potrebbero essere poste in dubbio, ma da tutta la sua evolu­zione interiore), e subito tutti credono si tratti di e nazionalità italiana: conseguente irritazione per susseguenti gesti che paiono altrettanti voltafaccia. S'aggiunga lo spirito sorpassato di molti cortigiani che esprimono al nostro marchese Giceruacchiò >> il timore che si voglia rifare il '93 . Ma gli eventi incalzano e sembrano svolgersi secondo i desideri di Massimo, che esclama demaistrianamente a proposito di Pio IX: Egli diverrà il capo morale dell' Europa e farà ciò che non riuscirono a fare Bossuet né Leibniz: ristabilirà l'unità del cristianesimo, e confida in lui come in un potente mezzo d'azione su Carlo Alberto. I lutti di Lombardia gli appaiono come rinnovati episodi del vecchio metodo politico contrario al nuovo che s'ispira al galantomismo, alla legalità, alla pubblicità, alla schiettezza, al senso comune, i quali, riuniti, condur­ranno a una crociata nazionale che rinnoverà le gesta della lega lombarda, dall'Azeglio assunta, anni prima, a materia di romanzo. Ma. scoppiata la guerra d'indipendenza, è stomacato dall' improvvisazione militare dai dissidi ideologici, egli che agli eserciti ordinati vuole contrapporre altri eserciti ordinati, che è certo di non avere mai incon­trato repubblicani in Italia, che considera il popolo come un eterno fanciullo, e che sogna uno Stato forte il quale può risultare solo da una stretta unità attorno al Pie­monte. H 29 aprile lo colpisce terribilmente mauon demolisce affatto in lui i presupposti ideologici: egli ben conosce l'organismo dello Stato pontificio e sa quali forze vi agi­scano contro la stessa intenzione e volontà dei papi. Ferito a Monte Berico, nel maggio, mentre è eletto deputato nel Collegio di Strambino coll'appoggio del Cavour, dal fronte, si reca a Ferrara, quindi a Bologna e a Firenze, dove, nella Patria* lotta con­tro i giornali inglesi che appoggiano la restaurazione austriaca, e spezza una nuova lancia in favore del diritto cristiano e civile della nazionalità contro i diritti dell'antico possesso e della forza. Ed esorta le fazioni a desistere dàlia lotta fratricida, senza per altro inneggiare alla fraternità democratica: La fraternità dei re di una volta mi faceva desiderare di essere orfano, la fraternità di certi fratelli d'ora mi farebbe in verità venir voglia di essere figlio unico.* e tali sentimenti gli attirano la condanna a morte per lesa democrazia dai guerraasziani. Rifiutato il portafoglio della guerra nel ministero toscano (settembre), riconfermata la propria convinzione antirepubblicana ispirata a una visione storica delle costituzioni che dovrebbero sempre essere adeguate allo stato sociale delle popolazioni (teoria, anche questa acquisita nell'età della restau­razione), nel libretto Timori e speranze, difende i moderati dalle accuse dei radicali, rimprovera a questi ultimi di avere intorbidato ancor più i recenti avvenimenti col-i*estendere là rivoluzione da nazionale a sociale senza pensare che in Europa le mag-gioranze sono di proprietari. Con vivo disappunto è ora costretto a svolgere la sua attività nell'ingranaggio parlamentare, in cui si sonte profondamente a disagio, col dispotismo radicale da un lato, e le debolezze umane dall'altra, che vogliono farla da padroni. Sull'esito della campagna del 1849 non ha mai nutrito la minima speranza, dopo i mesi di politica astratta di quel babbuino pel mondo pratico che ritiene sia il Gioberti, e il furore demagogico. Dopo la catastrofe, cedendo olle insistenze del Pinoli, 5T7 maggio .accetta la presidenza del consiglio e gli esteri : e inizia la dimostrazione