Rassegna storica del Risorgimento

CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1938>   pagina <1588>
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Libri e periodici
e la posizione dell'Azeglio appare indebolita rifuggendo egli da tutte quelle astuzie e doppiezze di cui invece si compiace il collega di ministero Cavour, sempre più vicino alla sinistra, dall'Azeglio odiata perchè ritenuta responsabile di Novara, e caldo soste­nitore del Rattazzi che 1*11 maggio 1852 ha la presidenza della Camera. Intanto le note minacciose del Bnol, le proteste del Butenval contro la stampa liberale che con­sidera misura reazionaria il colpo di stato di Napoleone, la questione di Mentono e Roccobruna, le dimissioni del Cavour, scuotono a poco a poco il prestigio dell'Azeglio, il quale, compresa la situazione, si dimette il 22 ottobre. Ma oramai ha dimostrato ali* Europa che il mantenimento della costituzione e di un sano governo è questione di lealtà, che il Piemonte è lo stato meglio organizzato d'Italia, e oramai a capo del movimento nazionale; egli ha plasmato lo spirito pubblico della nascente nazione, inserito la questione italiana in quella europea, e avviato a una florida rinascita le finanze sarde. Nota il Santangelo che in Certo modo l'Azeglio fu colui che per primo trasse il Cavour dalle regioni della pubblica diffidenza, che gli formò una riputazione, un'atmosfera, un prestigio, e quasi un binario dal quale l'altro non si scostò se non quel tanto che parve indispensabile al suo genio; ma non bisogna esagerare: il Cavour aveva bensì nutrito nella prima giovinezza ideali analoghi a quelli del giovane Azeglio, ma col lavacro benthamiano aveva progressivamente sostituito le ideologie guelfe e moderate con quel particolare liberalismo che l'esperienza parlamentare straniera aveva formato e che affondava le radici nella filosofia sensistica, forte in Italia di una tradizione altrettanto profonda di quella idealistica, cui invece s'ispiravano i moderati.
L'Azeglio, ritornato all'arte, recatosi a Londra per esporre, si rende utile al Cavour perorando direttamente presso il Governo inglese e sul Morning Chronicle la -causa degli emigrati divenuti cittadini sardi cui l'Austria confiscava i beni. Con uguale generosità sostiene l'empio rivale durante la conclusione dell'alleanza piemontese Con Francia e Inghilterra per la campagna di Crimea, e durante la questione della soppressione dei conventi, allorché scrive nella Gazzetta Piemontese contro la giu­stizia del diritto canonico che soffoca il sentimento di equità posto da Dio nel cuore di tutti e scongiura il re, angosciato dal triplice lutto, a firmare la legge ever­siva. Sempre per il bene del paese, nel novembre 1855, persuaso dall'empio di cui non comprende i compromessi tra l'utile e l'onesto e sulla cui tempra morale nutre più di un sospetto ( quando verrebbe a trovarsi in imbarazzo, è uomo da farci una scappellata e andarsi a mangiare i suoi milioni altrove), va col re a Londra in mis­sione di paratonnere. A Parigi, per incarico del Cavour, medita quel che sarà il Memo­randum sur les moyens propres à préparer la reconstitution de VItalie, derivato da un altro memorandum precedentemente ideato, e poi pubblicato col titolo di Lettere ad incognito. Ma mentre in questo acutamente scorgeva come al presente sarebbe stata opportuna per l'Italia un'alleanza tra Francia e Piemonte e, per la Francia, la rico­stituzione di uno Stato italiano che l'aiutasse, coli' Inghilterra, a difendere il principio occidentale contro Austria e Russia; in quello, che spiacque al Cavour, al Min-ghetti e agli altri liberali, si limita a chiedere pel Piemonte i Ducati quasi testa di ponte per fronteggiare il pericoloso corridoio che da Ferrara scendeva a Firenze e [oltre. Molto più abilmente il Cavour, al Congresso di Parigi, lascia in secondo piano la questione territoriale, e prospetta entro ampi orizzonti la questione italiana, proprio come l'Azeglio aveva sostenuto tempo addietro. Cionondimeno l'Azeglio non comprende le mosse del Cavour e trova sudicia la sua politica d'intrighi, il suo gioco diplo­matico. Ritiratosi a Cannerò inizia per II Cronista del Torelli quei bozzetti sulla sua gioventù che saranno tanta parte dei Mìei Ricordi. I colpi dì scena dell' inverno 1859 Io inducono a ricredersi sul conto del Cavour, si mette a sua disposizione, e ne è inviato a Roma per sollecitare o frenare, secondo il bisogno, il movimento liberale nello Stato della Chiesa. Egli ingenuamente crede che sia l'Austria a voler provocare la guerra, non il Piemonte; d'altra parte intuisce essere i tempi maturi per una soluzione