Rassegna storica del Risorgimento

CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1938>   pagina <1589>
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Libri e periodici 1589
energica e più non s'illude sui piani federativi che l'opuscolo del La Guéronnière nuovamente propugna. Inviato a Parigi e a Londra per convincere quei governi sulle pacifiche intenzioni dello Stato Sardo, attira un'altra volta la simpatia degl'Inglesi al Piemonte, ma non s'accorge che il disarmo previo ed effettivo spontaneamente offerto dal Cavour, è invece da questo subito e che solo la volontà austriaca di stravincere salva il grande statista dalla pericolosa partita. Ancora una volta egli è giocato in pieno dal Cavour: la guerra scoppia proprio quando l'Azeglio esclama: per vent'anni non si sentirà parlare più, di guerra. Dopo Villafranca, pone innanzi all'opinione pubblica europea il problema dell' Italia centrale nello scritto La poliiique et le droit clirétien au paini de vite de la question itali-enne, dove riconferma la genesi cristiana del diritto di nazionalità, rimprovera l'appoggio dello Stato pontificio a una politica pagana, consiglia implicitamente le annessioni, mostrandosi più avanzato dello stesso Cavour. E il La Guéronnière nel Le Pape et le Congrès riprese gran parte di quelle idee.
H ritorno di Cavour al potere, dopo la parentesi Rattazzi, nel gennaio 1860, riempie di gioia l'Azeglio, il cui temperamento aristocratico prende oramai il soprav­vento: governatore ammirato a Milano, mentre si macchina la spedizione in Sicilia, di cui è tenuto all'oscuro perchè l'avversa, a fatto compiuto, si dimette, in parte perchè preoccupato dalla piega degli eventi i quali paiono dare grande prestigio al partito mazziniano, a scapito di quello monarchico, e in parte per la salute malferma* ma soprattutto perchè il suo concetto di democrazia è completamente in opposizione a quello del partito dominante: la curia romana gli pare avere come degna antago­nista la curia di coloro che vociano Dio e popolo. Le dichiarazioni di Cavour su Roma capitale lo senotono profondamente, e lo inducono a scrivere le Questioni urgenti nelle quali, accanto alle illusioni sulla pacifica cessione della Venezia, troviamo i vecchi motivi dell'anti-Roma: Roma è, per lui, la città meno idonea per divenire capitale, perchè moralmente guasta e soltanto cimitero vivente della più grande storia umana, come si esprime il Santangelo, il quale, giunto a questo punto, ha il torto di sottova­lutare l'opera dell'Azeglio che si troverebbe quasi al di fuori del movimento nazio­nale, oltre che per l'avversione a Roma capitale, per quella che, in fondo, non era altro che profonda comprensione dello stato d'animo delle popolazioni meridionali. Egli che aveva sempre posto in primo piano il problema nazionale come problema di uomini, di caratteri, di coscienze, riteneva di secondaria importanza il partico­lare assetto costituzionale assunto dall' Italia dopo il 1860 e si augurava perfino che mutasse (e non certo a vantaggio dell'unità) perchè pei moderati, avvezzi a badare più ai valori morali che alle forme estrinseche, il nuovo regno sembrava qualcosa di fittizio finché la virtit degli Italiani non. si fosse pienamente formata dandogli un corpo concreto. Visione lungimirante, quindi, anche se non del tutto chiara perchè offuscata da pregiudizi, da rancori personali, dall'insoddisfazione e -dall'acredine senile, dal -trovare la realtà del presente ben diversa dai sogni nutriti e generosamente propu­gnati, come accadde a tutti i profeti del Risorgimento i quali stentarono a rendersi conto che la realtà segue vie proprie attraverso l'eterogenesi dei fini e che le azioni umane acquistano un significato e un valore generalmente ben diverso da quello voluto da chi le ha concepite e prodotta
E nell'arte, nel romitaggio di Cannerò, trovò conforto l'Azeglio alle disillusioni politiche e ai lutti famigliari (nel 1862 gli morirono Costanza, Prospero e Roberto): iniziò allora quella revisione degli articoli scritti, per // Cronista* nascimento dei Miei Ricordatici quali i giudizi politici non sono poi tanto falsi, comeritiono il Santangelo, fattosi ora eccessivamente severo eoli'Azeglio. Il suo contegno pet lo stragi di settembre e il discorso del 4 dicembre 1864 al Senato contro Roma capitale, riflettono stati d'animo perfettamente comprensibili e altamente degni: Questo stato antico deve scomparire come scompare il seme del frumento quando è formata la spiga. Ma ad un cumulo di fatti, di tradizioni, di memorie onorate non si rinunzia senza avere