Rassegna storica del Risorgimento

CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1938>   pagina <1593>
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Libri e periodici 1593
inevitabilmente volgersi contro l'Austria, secondando così la rivoluzione italiana. Di qui la loro slavofilia, la quale fa la ragione precipua della svalutazione dell'opera loro svisata a scopo interessato nel suo carattere storico dagli scrittori anti-irredentisti.
L attiva propaganda nazionale della Favilla, e in genere il movimento patriottico che già assumeva fin d'allora gli aspetti più diversi, servì a formare una generazione nuova, cresciuta nel clima del romanticismo, la quale diede spesso sintomi di risveglio politico evidenti e significativi, anche se essi non raggiungessero le manifestazioni aggressive di alcune altre citta lombardo-venete. Non è pertanto da stupire se, quando giungono a Trieste, nel marzo del '48, le prime notizie confuse della caduta del Mettermeli e, poco dopo, quelle sicure della proclamazione della Repubblica di San Marco, la città sia stata in preda ad una straordinaria effervescenza; acclamazioni, dimostrazioni ostili a quanto ricorda il regime assolutista, sbandieramenti e luminarie che sembrano salutare l'èra costituzionale in mezzo alla generale concordia. Una minoranza giovane e audace s'impone per le strade e nei teatri e dà al movimento un carattere nettamente italiano. Il fatto più imponente fu il magnanimo tentativo di Giovanni Orlandoli di rovesciare il governo austriaco con una rivolta di carattere repubblicano. In vero mancarono al tentativo le basi realistiche perla semplice possibi­lità di successo, perchè gli elementi anti-austriaci che potevano rispondere all'ap­pello, non rappresentavano che una frazione estrema del partito, alla quale mancavano l'energia di un capo, un programma concreto, e la lucida coscienza di rivendicazioni ben determinate.
Nella seconda metà di aprile, com'è noto, la situazione si capovolge: l'esercito austriaco varca l'Isonzo, rioccupa il Friuli, batte gli Italiani alla Corauda.
I fovUlatori, con l'avanzata sempre più rapida dell'antico oppressore, sono costretti ad esulare: nei mesi seguenti la bufera anti-rtallatta si farà sempre più baldanzosa e più tardi lo stato d'assedio sembrerà soffocare per sempre la voce dei repubblicani nemici dell'Austria. Di fronte ai gruppi tedesco-cosmopoliti soltanto gli elementi più moderati continueranno a svolgere la loro opera, ma, ora, assai temperata e guardinga. È il momento storico di Pietro Kandler.
La sua figura, così singolare, e perciò tanto discussa, è tratteggiata dall'A. in un denso capitolo, del quale spiace non poter riportare che le conclusioni. Anche lo Schiffrer è d'avviso, come il Tamaro, che in tutta la sua attività politica, non solo in quella di ricercatore e di critico, il massimo diplomista triestino sia stato ispirato da nna tendenza schiettamente austrofìla. Anzi, per quanto queste parole possano oggi parere contradditorie, come giustamente osserva l'A., si può, nel caso del Kandler, parlare di un vero patriottismo austriaco. Nato in uno dei periodi di maggior sviluppo della città, quando questa pareva dover la sua fortuna unicamente all'inte­ressamento dei governanti di Vienna, egli senti fin da fanciullo l'attaccamento alla dinastia. Avviato agli studi, dimostrò grande timore per lo cose patrie e d'allora in poi la sua mentalità venne formandosi sulle vecchie carte, sempre lontano dal fermento contemporaneo della vita italiana. Non comprese, così, il turbolento entusiasmo dei giovani; e nessuna simpatia legò la sua gravità matura alle altrui manifestazioni vivaci. La sua azione politica è pertanto essenzialmente legalitaria; è avverso alla buro­crazia assolutista perchè straniera alla sua città, accentatrice e germantzzatricc; e si accosta alle correnti liberali invocando un regime di libertà mite ed onesta con­cessa, naturalmente, dalla costiLi.Jzio.ue austriaca, perchè spera che nuovi organi ammi­nistrativi, più agili o più illuminati, possano provvedere, con criteri più conformi ai nuovi tempi, ai bisogni cittadini materiali e morali. Ma se il Kandler fu indubbiamente austriaco, non Io si deve per altro considerare un baciapan t ofole di Sua Maestà, o dei governatori e dei burocratici; anche il suo programma ha una logicità e nna base morale. Perciò la sua opera non va intesa con ripugnanza; anzi, alcuni suoi meriti, come ben dimostra l'A., gli debbono essere gràstameuto riconosciuti: di essere tato l'unico a discutere pubblicamente dal punto di vista liberale gli atti della