Rassegna storica del Risorgimento
CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
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1938
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1594
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1594 Libri e periodici
burocrazìa e degli stranieri, resi onnipotenti dalla vittoria sai repubblicani; e di aver formulato in modo chiaro e concreto quel programma di difesa nazionale che doveva alcuni mesi dopo essere ripreso ufficialmente dalla Società dei Triestini, e cioè fedeltà alTImperatore, devozione alla costituzione, ma autonomia provinciale e portofranco. Fu anche il primo ad iniziare pubblicamente la campagna contro 1*aggregazione di Trieste alla confederazione germanica. Nella prima adunanza della Società dei Tris-stini) della quale fu acclamato presidente, affermò a viso aperto che non una pietra si doveva portare all'edificio di Francoforte; con la Germania le relazioni dovevano essere puramente commerciali, perchè l'unione politica avrebbe potuto togliere i benefizi attesi dalla costituzione austriaca, cioè la conservazione della nazionalità e l'autonomia.
Nella Società dei Triestini si trovarono uniti elementi liberali-nazionali diversi, ma che erano spinti in due direzioni opposte da forze contradditorie: la solidarietà nazionale ne attirava una buona parte verso l'Italia, ma n desiderio di conservare a Trieste il beneficio di un emporio di paesi danubiani attirava a sua volta la maggior parte verso il retroterra non italiano. E ne è prova evidente la richiesta dell'adozione della lingua italiana in tutti i pubblici uffici e nelle scuole di ogni grado, richiesta che era fatta quasi esclusivamente contro i Tedeschi, sembrando che di là soltanto potesse venire la minaccia allo spirito nazionale. Si sperava insomma, se non da tutti, da un buon numero di iscritti, con ingenuo ottimismo, che gli slavi si sarebbero alleati ai Triestini nella lotta contro i Tedeschi.
Queste varie tendenze dell'idea liberale (le quali non ci è consentito qui di lumeggiare maggiormente) si fecero ben marcate nelle vive discussioni e nelle lotte aspre per la rinnovazione del Consiglio comunale triestino, che era stato sciolto nelle prime giornate della rivoluzione. Ma la tensione degli animi si acuì soprattutto quando, alla vigilia delle elezioni, si ebbe la precisa sensazione che si stesse preparando, con Faiuto del governatore, del magistrato e del danaro di alcuni mercanti stranieri, la maggioranza, nel futuro Consiglio, di elementi strettamente legati alla causa degli Asburgo. Kandler continuò allora, malgrado tutto, ad essere partigiano della politica prudente e legalitaria; ma tra l'ala moderata e quella repubblicana del partito nazionale, tra i fautori di una Trieste autonoma, ma non separata totalmente dall'Austria, e tra i pochi, ma tenaci e audaci, che sfidarono coraggiosamente in quei giorni tempestosi le bastonate austriache e si beffarono della polizia uscendo in dimostrazioni antidinastiche, la scissione si fece sempre più aperta e profonda.
Coi primi di gennaio del 1849 il movimento nazionale fu dall'Austria completamente domato: con le prime restrizioni alla libertà di stampa si spensero i giornali più. combattivi, e quelli che riuscirono a vivacchiare dovettero moderare ogni loro tono di battaglia. La Società dei Triestini fu sciolta. E nel lungo decennio di assolutismo accentratoro parve che non solo ogni voce di italianità fosse stata soffocata, ma por anche lo spirito fosse stato sradicato per sempre.
Invece il primo Consiglio comunale, dopo il 1860, usci in manifestazioni pienamente irredentiste. Alla storiografia austriaca il fatto apparve presso a poco come una impiegabile diavoleria ; molti storici italiani vi videro una specie di miracolo: l'unità d* Italia era riuscita a generare, di riflesso, a Trieste* il sentimento unitario. Per lo Schiflrer la verità è 'ben altra.
Le due tendenze, che serpeggiarono nel 1848 triestino, ora concordi ora in opposizione, cioè la tendenza monarchico-K:ostituzionale--autonomista o kandloriana e la tendenza repubblicana, democratica, untiauatriacu (delle quali abbiam fatto cenno) avevano un programma politico in fondo non molto diverso, perchè tutte- e due combattevano per un organismo speciale politico sulle eosto orientali dell'Adriatico. I kaiidlcriani lottavano per un vincolo domestico con il retroterra economico, i demo-' erotici per un vincolo federale con altre repubbliche italiane, ma il concetto che tatti guidava era essenzialmente autonomista. Erano opposizioni allora tipicamente