Rassegna storica del Risorgimento
CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
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1938
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pagina
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1595
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Libri e periodici
1595
quarantottesche, cioè anteriori all'unità italiana e dirette a creare, nei limiti del possibile, una pacifica convivenza tra le vere nazionalità, in un tempo in cui né la diplomazia ne le guerre regolari avevano ancora iniziato la risoluzione dei grandi problemi nazionali di Europa. Dopo il 1861 la situazione è dei tutto mutata: lo Stato italiano e ormai costituito, ha un suo esercito ed una sua diplomazia; possiede perciò tutti i mezzi, spirituali e materiali, per attirare nella sua orbita i nuclei italiani anche i più eccentrici. La conversione, poi, al programma monarchico unitario dei nuclei antiau-striaci, ma autonomisti, preesistenti non va considerata come un fatto isolato, tipicamente triestino, ma va collegata con la storia d'Italia di questo periodo, la quale e tutta piena di processi consimili.
La spiegazione dello Schiffrer, con la quale si chiude il suo interessante volume, è senza dubbio ingegnosa, suggestiva e degna di ogni rispetto. Ma perchè essa ottenga il pieno e universale consenso è opportuno, a mio avviso, che sia suffragata, ancora, da una documentazione ben sicura e precisa. In un campo così irto di difficoltà, e che tocca questioni delicatissime e passioni non ancora del tutto morte neanche oggidì, convien procedere con la più oculata cautela.
Dobbiamo ad ogni modo dar ampia lode all'A., il quale si è accinto ad un tema arduo e scottante con animo disinteressato e con senso vivo di penetrazione.
MASINO CIRAVEGNA.
MICACCHI RODOLFO,Lo Tripolitania sotto il dominio dei Caramardi, in Storia della Libia. Collezione diretta da ANGELO PICCIOLI, Intra, Airoldi, 1936, pp. 339. L. 25.
Non è molto che nelle pagine di questa Rassegna era lamentata la desolante superficialità della maggior parte della nostra contemporanea letteratura coloniale, specie, per quel che riguarda lo svolgimento storico ed il fattore politico. Un simile rimprovero di leggerezza e di incomprensione non si può certo rivolgere alla presente opera. La quale, per noi, è di importanza notevole, sia per il contributo che apporta alla conoscenza della nostra colonia dell'Africa mediterranea, sia per l'argomento che tratta. E la storia di Tripoli, durante il periodo che immediatamente precede la conquista turca del 1835 e che prepara l'ambiente alla nostra penetrazione in quella terra, che, unica, ci è stata lasciata dagli imperialismi francese ed inglese, ed a noi indispensabile per non essere soffocati nel mare latino. I discendenti dei Caramanli sono statò, infatti, preziosi collaboratori dell'Italia, quando questa ha mirato a Tripoli, compenso del torto fattoci a Tunisi, rimedio degli errori commessi in Egitto, inizio della nostra riscossa e del nostro impero. Le ragioni di questo potente appoggio, l'efficacia che esso ba avuta, sono comprese implicitamente nel libro che abbiamo sott'occhio. Nel quale, mentre è trattata la attività politica di questa famiglia principesca, se ne descrive il tramonto e la rapida decadenza con la conquista ottomana, voluta da Francia ed Inghilterra, per impedire che il Sultano volgesse le sue mire in Tunisia ed Algeria da un lato, sull'Egitto dall'altro. Ed il rancore, covato nel corso dei decenni di popoli e signori contro il malgoverno della Porta, è stato pure notevole causa della occupazione italiana.
Tema non facile, questo: ma è stato svolto in modo degno. Il Micacchi, che ha già dato buona prova di storico della Libia, specie durante il soc. XVIII, si è accinto all'impresa con serietà e soda preparazione. Egli ha attinto alle fonti dirette. Nello Archivio Storico del Governo della Libia ha, con attenzione, sfogliato gli inserti della corrispondenza dei consoli sardi n Tripoli, quelli delle lettere del consolato francese ed inglese. Ha veduto, nella Biblioteca di Malta, quanto poteva essergli utile per la più sicura intelligenza degli avvenimenti ed ha esteso le sue indagini sui documenti degli Archivi del Ministero degli esteri francese favoritigli da Paolo Toschi, traendone dovizia di dati importantissimi. Non per fargliene torto, che diligenza maggiore non