Rassegna storica del Risorgimento

CESENATICO ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1938>   pagina <1596>
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1596 Libri e periodici
si poteva desiderare, ma per l'innata sete di noi studiosi dì tutto conoscere, sarebbe stata ottima cosa se egli avesse potuto spingersi imo a Londra e, con la sua perizia, frugare gli incartamenti del Colonial Office, conservati attualmente, fino al 1836, nel Record Office. Vi avrebbe trovato più di una notizia sulla politica britannica in quel complesso ed intricato giuoco diplomatico, che, svolgendosi apparentemente sul per­nio della conquista turca di Tripoli, sostanzialmente mirava ad arrestare la Francia nella sua marcia lungo l'Africa settentrionale, ed a conservare il predominio inglese nel Mediterraneo.
In ogni modo il lavoro archivistico del Micacchi è stato così ampio, così perspi­cace che migliore non si poteva desiderare. E la dovizia bibliografica, che egli possiede, è tale da poter affermare che ben poco gli è sfuggito e, questo poco, di secondario valore. E quindi agevole comprendere perchè la nostra letteratura coloniale abbia, con questa del Micacchi, Un'opera degna dell'argomento e dei tempi.
Esposto come Ahmed Caramanli divenisse signore di Tripoli, l'A. ci dice come egli consolidasse il suo potere, ottenendo dal Sultano, nel 1718, di essere riconosciuto Pascià di Tripoli. Bella, la trattazione fatta dall'A. sopra i rapporti di Ahmed con le potenze europee, con l'Impero, con cui conclude pace nel 1726; con la Francia, con la quale sostiene una asprissima lotta, diretta dal Maurepas, che continuava la politica imperialista nel Mediterraneo, iniziata dai Borboni fin dal principio del'sec. XVII. Ed essi, a loro volta, altro non facevano se non continuare l'opera dei Valois. Termi­nata la lotta conia Francia, il 1729 per diverse vicende interne ed esterne, che il Micac­chi, con chiarezza espone, Ahmed Caramanli si uccide, il 4 novembre 1745, lasciando il potere al figlio Mohammed. Come ben dimostra l'A., questa non è figura che possa reggere al confronto del padre, nonostante possegga una notevole avvedutezza, che gli fa stipulare vantaggiosi trattati con l'Inghilterra e con la Francia.
Le complesse vicende dei Caramanli, da Mohammed a Jusuf Caramanli, sono espo­ste con acuta dottrina dafl'A. A noi, in modo particolare, interessano i rapporti, da questi principi avuti, con Venezia, con la quale conchiusero il trattato del 1764. La figura saliente della dinastia è Jusuf, che, ottenuto il potere, a prezzo di un delitto, facendo uccidere il fratello Hasan che gli dava ombra, dimostra, fin dall'inizio del suo governo, di possedere le doti di un uomo di Stato. Riorganizza le finanze disse­state, ristabilisce l'ordine interno, ripristinando la pena di morte, rende potente l'eser­cito e forte la marina, che affida, a tal uopo, ad un rinnegato inglese. Ottenuto dal Sultano il firmano di investitura, assume un atteggiamento ostile verso le minori' potenze cristiane, le quali si sono rifiutate di riconoscere i tributi loro imposti. Viene in conflitto con Napoleone Bonaparte, ma, come il Bey di Algeri, subendo il fascino del geniale italiano, sfugge alle ingiunzioni della Porta ed alle minacciose pressioni britanniche che lo vorrebbero sospingere in aperta guerra contro il Corso; firma un armistizio con la Francia e conclude, cou il Nautii, il trattato del 18 giugno 1801. Viene in conflitto con la Svezia e gli Stati Uniti: affronta l'ira inglese e deve piegare di fronte a lord Exmotith. Note le vicende del Caramanli con la Sardegna, che culminano nel­l'attacco sferrato dalla squadra sabauda contro Tripoli; con lo Stato della Chiesa ed il Regno delle Due Sicilie, non differenziandosi, in questo, dal Bey di Tunisi. La spedinone di Algeri lo preoccupa e lo pone in fiero contrasto con la dinastia degli Orléans, alla quale rode, perche di lai più potente. Il Micacchi, con la sua solita peri­zia, ci espone gli ultimi anni di governo di Jusuf che abdica, non potendo sostenere lo stato di cose, verificatosi con la ribellione di Aba-el-Gelil Sai* on Nasur iti favore del figlio- Al. II breve domìnio dì .questo principe, le ribellioni a suo danno organiz­zate da chi aveva interesse, noli*interno ed all'estero, a rovesciarlo ed abbattere, con ini, hi dinastia dei Caramanli; l'intervento turco u Tripoli, che porta all'abdicazione di Ali, condotto u Costantinopoli; il duplice, antitetico giuoco di Parigi, e di Londra nel problcrau tripolino* sono efficaccmento- esposti ditll'A,, che dimostra di vedere, con chiarezza e profondi tu, tutti i lati della complessi! questione. La quale si riconnetto