Rassegna storica del Risorgimento

1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno <1938>   pagina <1623>
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Processi polititi, foffijd dal 1792 al 1798 1623
A. D. R. Giacché V. S. vole che io gli manifesti le persone che sono a mia noti­zia aggregate alla massoneria, gli dirò per verità, che nei viaggi da me fatti in diverse parti dell'Europa, e nell'aver trattato con diversi mesoni, nel discorrere della nostra società ho avuto campo di sapere, che tanto in Napoli, che in Roma ed in Toscana "Vi si trovano molti framm asoni, dei quali non ne so il nome, alla riserva che in Napoli so di certo esser tale il cav. Actou, in Roma so esservi il cardinal Flangini, ed intanto lo so perchè lo era associato alla loggia di Venezia prima di esser Prelato, per quanto intesi dire dagl'altri Frammasoni, ma poi me ne confermai ncll'esser una volta andato in Milano, dove incontratomi con dei fratelli Frammasoni, e sentendo esser io delli stati Veneti, mi manifestarono che poco prima del mio arrivo era partito per Roma il sndetto Flangini, il quale aveva visitata la loro Loggia, e si era ascritto anche nella medesima, ma con un cognome diverso, giacché veniva in Roma a farsi prelato colla carica di Uditore di Rota. E per voce di altri Frammasoni so ancora che era ascritto ad una loggia di Parigi l'abbate Mauri ora Cardinale, ed un abbate Bordoliò avvocato al Parlamento di Francia che non so se sia in compagnia del medesimo. So anche che ve ne devono esser molti altri, dei quali per verità non so li nomi, né mi sono curato di saperlo, perchè nel caso ancora, che uno avesse voluto prendere di essi cognizione non è cosa necessaria il sapersi li nomi, bastando il pràtticare nei caffè, e nobili locande ed altri luoghi pubblici per rintracciarli, e fare amicizia con essi, ed aver dei soccorsi, cosa che io non ho fatta in quest'ultimo mio viaggio, perchè avevo in idea di riconciliarmi colla Chiesa, e ritornare alla mia religione.
(Interrogatorio 12 luglio)... Sebbene in quelle loggie dove sono stato fuori dell'Ita­lia compresa anche però quella di Messina abbia veduto molti di quelli associati con diverse insegne della società vale a dire del compasso, cucchiara, squadra, martello, ed istrom'enti da muratori, e la testa di Morto, che appella al simbolo di Abira se non sbaglio uno dei primi istitutori della società dei Frammasoni, che fu ucciso da un altro Fratello di cui non mi ricordo il nome, tuttavia non so a quali gradi questi o ciascuno dei medesimi segni appartenga, mentre io non sono stato decorato se non che del zinale e solo so che l'ultimo grado, o sia il maggiore porta in loggia l'insegna della gran croce, che suol esser sempre d'oro, o almeno di metallo dorato della grandezza eguale a quella che sogliono portare li vescovi, e la quale è egualmente che le altre insegne, chi è deco­rato suole e la deve portare nell'estremità della fascia, che porta a tracollo e la quale -è di un colore solo, e vale a dire o blu, o nero, o rosso, secondo il grado, che occupa e questi sono li segni, che communemente si usa in tutte le loggie e soltanto nello stato del Re di Prussia so che differenziano nel costume di radunarsi, ed in uno del­l'insegne, radunandosi soltanto in tempo di plenilunio perchè non usano lumi, ed hanno anche l'insegna dell'aquila nera senza che però sappia, a ciò che alluda l'ima e l'altra- Io fui aggregato ad una delle logie di Londra, chiamata S. Giovanni per mezzo del nominato Mistrada, ma non mi ricordo, né posso dirgli il nome di quello che era venerabile, e dell'altri aggregati per il gran lasso di tempo scorso, mi ricordo bensì, che mi furono fatte fare tutte le cerimonie simili o poco differenziate da quelle che gli ho detto di sopra, e quando ritornai poi ad una delle loggie di Parigi non ebbi pia bisogno di fare il nuovo ingresso, perché non acquistai vorun grado maggiore, né in quella loggia detta del Grand' Oriento, o nelle altre nelle quali andai, giacché lo stile porta, che quando uno ha fatto l'ingresso in una Loggia può andare nell'altre, purché per altro sia presentato alle medesime da qualche fratello cognito, e per dirgli intiera­mente la verità devo manifestargli, che nell'occasione mi portai a Milano circa l'anno 1784, siccome in questOfyiaggio ebbi per compagno un cavaliere, di cui non mi ricordo