Rassegna storica del Risorgimento

1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno <1938>   pagina <1646>
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1646
Carmelo Trasselli
IV. RIVELAZIONI DI GIACOMO BESSI, IMPUNITO
(Interrogatorio 13 luglio 1797)- Sappia dunque che la mattina del lunedì a bnon'ora lavorando io a Villa Carpegna nell'orto in compagnia degl'altri lavoranti Battista de Battisti, Pietro Pasquini, Pietro Facchini, un tal Domenico Antonio ed un tal Francesco Angelo de' quali non so li cognomi per essere forastieri e tutti lavoranti ortolani come me in detta villa, Pietro Luzi, figlio di Antonio ortolano, e respettiva-mente vignarolo in detta villa che sopraintendeva ai nostri lavori secondo il solito incominciò a dire che in breve dovevano venire in Roma li Francesi per portarsi via tutto il grano della raccolta nel che sentire noi pure dicemmo di averlo inteso dire anche noi, ed io in particolare mi espressi, che dopo essersi presi tanti danari in Roma, e nello Stato, ci sarebbe mancato anche questo, di portarci via il grano, al che rispo­sero gl'altri hai paura che non venghino a prenderselo ? Tornai io a soggiungere che per noi i danari non si sarebbero trovati, e che alla fine tocca poi a pagare tutto alli poveretti, e che questo era un cattivo Governo. H nominato Pietro Luzi allora mi disse cosa faresti tu ? ed io risposi farei una grande unione di gente, ammazzerei tutti quelli, che governano, leverei le gabelle affinchè tutti li forastieri potessero venire a portare le grascie con libertà, come farebbero sicuramente se non vi fossero tali gabelle di che de* forastieri Statisti verrebbero a Roma a ringraziarci, perchè non mettendoci mano Iddio in questi sconcerti ce le avremmo messe noi; e dissi final­mente, che tutti che avessero fatto da capi in quest'unione avrebbero poi avuto avere ognuno la sua carica della città, e del Governo. Replicò a questo mio discorso il sudetto Luzj chi prima di tutti averci io ammazzato, ed io risposi, che avrei ammazzato il nipote del Papa, ch'è quello, che ha rovinato Roma, e lo Stato, ed in seguito furono fatti altri discorsi correlativi, che in sostanza erano ciarle inutili, ed oziose. Il detto Luzi incominciò a dire da vero, e disse a tutti noi, che avessimo procurato di far gente ad effetto di eseguire ciò che era stato fino a quel punto da me detto, ch'egli poi ave-rebbe fatto da capo, e ci averebbe regolato,, e cosi terminò il discorso. In quella sera medesima essendo io andato a casa dopo terminato il lavoro, intesi un cìarlismo di femmine per il vicinato che pure si lagnavano del cattivo vivere di Roma, ed essen­dovi un certo Antonio vecchio falegname, che abita al cantone del Monastero dei Sette Dolori io senza che alcuno mi sentisse gli dissi se mai succedesse in Roma una ribellione sarebbe egli al caso di unirsi, ed egli mi rispose, che non poteva servire ad altro, che per riempitura, perchè era vecchio, e così lasciato me ne andai in casa, né altro dissi. La seguente mattina di martedì partito da casa per andare all'orto a lavo­rare m'accompagnai per strada con Luigi, che non so de* quali vignarolo di Bandini, che sta alla Todesca, e che abita al vicolo del Mattonato, ed introdottosi il discorso sul malgoverno di Roma io gli domandai se succedendo una ribellione in Roma egli si Cosse voluto unire e lui mi rispose di sì, dicendo di più, che aveva egli uno schioppo e che lo voleva perciò ripulire, e così ci lasciammo andando egli alla vigna, ed io all'orto. Nell'atto del lavoro, presenti tutti li suddetti lavoranti, da me nominati, dissi allo stesso Pietro Luzi, che soprani tende va ai lavori secondo il solito: già due ne ho fatto, intendendo dire di aver trovato due persone, che accudivano alla ribel­lione il che avendo egli benissimo capito, mi rispose: non è male di due, troppi co ne vogliono), e per quel giorno non fu più discorso di quest'affare. La sera poi di detto