Rassegna storica del Risorgimento

1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno <1938>   pagina <1649>
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Processi politici romani dal 1792 al 1798 1649
con essere entrati nell'osteria di Cacar abbia per vedere se vi fosse in essa qualcuno da unire al complotto. Avendo però soltanto trovato in essa Giovanni Mezzagallina di lui mczzarolo il Battisti ponendosi a sedere si fece portare una foglietta* e poi chia­mato io in disparte il detto Giovanni gli palesai la rivoluzione, che tentavamo di far seguire in Roma* confidandogli che il capo del complotto era il sudetto Pietro Luzi, e facendogli vedere una delle suddette cartine mandatemi dal padrone. H Mezzagal­lina però inteso il mio discorso si pose a ridere dicendo apertamente di non volere ade­rire a detto progetto, perchè gli premeva la capoccia, che correva pericolo di perdere se si univa al complotto. Allora insieme con esso me ne andai alla tavola ov'era seduto il Battisti, e sopragiuntovi Niccola Cascioli carrettiere di vino abitante in detto vicolo sopra l'artebianca, ed un tal Giuseppe, che abita nel vicolo medesimo, e che fa il Bagarino di frutti e di erbaggi sebbene in prima facesse il vignarolo incominciò que­sti a lagnarsi della penuria della moneta e della pena grandissima che soffrivasi per barattare le cedole al Monte ove era stato egli appunto quella mattina; tanto io, che il Battisti, presente il Mezzagallina, che rideva in atto di burlarci, confidammo ad ambedue li suddetti ciò che da noi si andava operando d'ordine del Luzi fattosi capo del complotto invitando essi pure ad unirsi con noi, e dandogli falsamente ad inten- t dere, che eravamo già in molti per effettuare la ribellione. Risposero i medesimi esser troppo poco per capo del complotto il detto Luzi, e che sarebbe stato necessario, che vi fosse stata qualche persona ragguardevole, ed avendogli io allora replicato, che volendo il sudetto Luzi portar rispetto alle divisate quattro Casate, che gì* individuai, poteva darsi il caso, che qualcuna delle medesime ci avesse preso a proteggere sog­giunsero essi, che quando ci fosse stato questo capo, e quando loro stessigli avessero parlato era cosa da potersi discorrere. Partito col Battisti da detta osteria me ne andai a casa lasciando il Battisti ad aspettarmi in strada e ricercato da mia moglie del motivo per cui a quell'ora fossi io tornato, giacché noi lavoranti di orto il giorno di lavoro mai andiamo a pranzo a casa, gli supposi di andare a fare un servizio per il padrone da cui sarei stato pagato del tempo perduto per lui, e postomi li calzoni presi li pochi danari, che avevo, e sortito da casa mi rhinj col Battisti potendo essere una buona mezz'ora dopo il mezzogiorno. C'incamminammo verso Ponte Sisto, ed avendolo pas­sato, giunti incontro all'acquavitaro, e mosciarellaro per nome Venanzio, che ritiene un casotto di legno ad uso di bottega incontro quel Fontanone lo chiamai al di fuori,, e presente il nominato Battisti lo invitai ad unirsi al complotto per effettuare la rivo­luzione, di cui gli dissi esser capo il Luzi, supponendogli di aver già tirato al nostro partito 48 persone segnate come sopra nel bastone del Battisti, che gli mostrò, ma il detto Venanzio non volle dare sul momento alcuna precisa risposta, dicendo volervi prima pensarvi, e che poi mi averebbe detto il suo sentimento, giacché abitiamo vicino di casa, ma la verità si è che io mai più gli ho parlato di quest'affare. Partito col Batti­sti da detto sito c'incamminammo verso la Trinità dei Pellegrini ed avendo il Battisti veduto passare un certo Titta Fornaro a soccio, non so meglio individuargli, e che sere/ prima il detto Battisti mi disse essendo ubriaco crasi lagnato del Governo di Roma, perchè non si poteva piò vivere, esso Battisti lo fermò dicendogli ch'era venuto il tempo di fare una ribellione, ed avendogli il nominato Titta ricercato cosa inten­desse di dire con ciò il Battisti gli rispose, che noi giravamo aposta per trovar persone, che si unissero a noi per faro una ribellione in Roma, e mostratogli il divisato bastona coDi segni fattivi ad arte lo assicurò, che avevamo già al nostro partito 48 persone. Volle però dotto Titta sapere se vi era un capo od avendogli replicato il Battisti che egli non doveva pensare a questo, Titta gli suggerì di andare quella sera all'osteria