Rassegna storica del Risorgimento
1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
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1938
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1651
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Processi politici romani dal 1792 al 1798 1651
per sapere quando ciò fosse per accadere io di mio capriccio e senza vermi fondamento gli risposi che sarebbe accaduto il seguente sabato, e che per l'effetto di parlargli potevano portarsi alla vigna de' Chigi, prossima a quella del mio padrone, ove giunti potevano far chiamar me o il Battisti, ed allora noi gli avremmo fatti abboccare con il personaggio, che desideravano avere per capo, e Protettore. La sera dello stesso giorno portatomi all'osteria della Fontana in Trastevere al di fuori di essa feci lo stesso discorso a quei Trasteverini, che di già ho nominati, colli quali restai di concerto che alle ore 16 del seguente sabato sarebbero venuti a villa Carpegna, perchè trovandosi allora a dormire il Padrone vecchio potevano insieme discorrere con libertà con Pietro di lui figlio dopo di che me ne andai a casa, ne altro operaj. La mattina del seguente venerdì me ne andai alla villa al solito lavoro, e fui subito ricercato dal Lazi carne andassero le cose. Io risposi, che tutto andava bene, ma che mancava il meglio, cioè un capo potente e ricco, che tutti quelli, coi quali mi ero abboccato richiedevano, ed a cui volevano loro stessi parlare, aggiungendogli, chela seguente mattina di sabato per quest'effetto quelli del Popolo ai quali aveva parlato, si sarebbero portati alla vigna di Chigi, e quelli di Trastevere alle ore 16 in quella di Carpegna con avergli anche raccontato ciò, che Domenico figlio di Gnocco mi aveva detto relativamente al nipote del Papa e di lui moglie. Dispiacque tutto ciò al Luzi, e quanto al discorso fattomi da Domenico, disse, che in occasione della rivoluzione voleva, che assolutamente non si commettessero né omicidi, né altre birbarie, e quanto al capo che si desiderava si espresse di non sapere come regolarsi, perchè in realtà questo non vi era, ne sapeva come fare a trovarlo. Io tornai a suggerirgli di far la carta, che pure gli aveva detto di fare il mercoldì sera, ed egli dopo avere nn poco pensato se ne andò al I casino, e dopo circa una mezz'oretta tornato dove stavo a lavorare col Battisti in distanza dove stavano a lavorare le altre opere, in cui mi disse di aver scritto un invito a nome di un personaggio ricco, e potente, che a suo tempo si sarebbe manifestato, e mi consegnò altresì un bollettino dicendomi, che di questo ne voleva fare 20 copie per farle affiggere in Trastevere, alli Monti, in Borgo, al Popolo, in Piazza Barberini, ed al tri luoghi invitando la gente di quei rioni a darci ajuto quando fossimo arrivati al punto della rivoluzione inculcandomi di mostrare queste due carte a quei tali, che richiedevano il capo, perchè o credevano a quanto si diceva in quella carta e la cosa andava bene, o non vi volevano credere, ed in tal caso si sarebbe manifestato alli medesimi, che lui medesimo era il capo di questa Rivoluzione e gli si sarebbe detto, che se volevano unirsi si unissero in caso contrario si sarebbe fatto senza di loro. La sera di detto giorno mi portai alla ridetta osteria della Fontana, ed allora e non la sera precedente come erroneamente ho detto al di sopra palesai alli nominati Trasteverini che i Popolanti la seguente mattina sì portavano a Vigna Ghigi nel che sentire dissero li medesimi di volere loro pure venire a villa Carpegna avendoli io perciò assegnata l'ora suddivisala, perchè il vecchio padrone fosse potuto andare a dormire. Quindi mostrai alli medesimi le due carte datemi dal Luzi, che furono da loro lette, ma si dette il caso, che il nominato Carlo dcll'Albertazza riconobbe esser queste scritte di carattere di detto Luzi, motivo per cui non rimasero punto persuasi, e si ostinarono di. volere loro stessi parlare al capo, che in detta carta si supponeva di eservi. Me ne andai quindi a casa, e la seguente mattina di sabato tornato alla villa al solito lavoro ragguagliai del tutto il Luzi e gli palesai ancora, che il nominato Carlo dell'Albertazzu aveva riconosciuto il di lui carattere, cosa che gli rincrebbe* moltissimo, e per cui volle, che io subito gli restituissi tanto la carta, che il bollettino. Il buono fu, che in detta mattina non vennero li Popolanti alla vigna di Ghigi