Rassegna storica del Risorgimento
1792-1798 ; PROCESSI ; STATO PONTIFICIO
anno
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1938
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pagina
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1653
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Processi polithi romani dal 1792 al 1798 1653
una ribellione, che doveva effettuarsi la seguente sera di domenica, ed avendomi egli freddamente risposto, che non aveva né schioppo né altre armi io gli soggiunsi, che se aveva intenzione di unirvisì la seguente mattina di domenica si fosse portato a Villa Carpegna ove averebbe trovato il nominato Pietro Luzi, col quale poteva di ciò parlare, e cosà lasciatolo continuai il mio viaggio, e prima di giungere alla Porta essendomi incontrato col nominato Luigi vignarolo di Bandini, gli dissi, che eravamo al caso di effettuare la ribellione nella seguente sera di domenica, ed egli mi rispose, che la seguente mattina doveva andare a passare la lista del padrone per pagare le opere, e che forse ci saremmo veduti la domenica al giorno, ma ciò non poteva assicurarmi. Indi lasciatolo, me ne andai a casa, ove mangiai con mia moglie l'insalata e le alici, che aveva essa preparate, e poi avendogli detto, che dovevo sortire, la chiusi in casa, e mi portai via la chiave, andandomene all'osteria della Fontana, ove mi aspettavano le nominate tre persone, che si erano in quel giorno portate alla villa per venire insieme con me al Popolo secondo l'appuntamento, che io medesimo gli avevo dato, allorché erano da essa partite. Arrivato a detta osteria vi trovai al di fuori dette tre persone con altre, che nominai nel mio primo esame, alle quali non avevo io ha veruna maniera parlato della concertata ribellione, colle quali essendomi io unito Andrea figlio di Eufemia mi disse se volevamo andare intendendo di parlare della gita* che dovevamo fare al Popolo. Gli risposi, che mi sentivo troppo stanco, e che perciò non ne avevo voglia tanto più* che vi era tempo tutta la seguente mattina di domenica volendo anche in tale occasione andare a far gente alli Monti, ed in Borgo ove il detto Luzi mi aveva assolto, che vi erano dei grossi, cioè un tal Filippo Valeri, che io non conosco, un tal Castelli, ed un Sargente dei Civici, con avermi in tal congiuntura domandato una delle suddette tre persone, che non mi sovviene precisamente chi fosse, se avevo invitato il mio cognato, che hinani Giuseppe Belmonte Sargente Civico, Domenico Scardalana, che fa l'amore con Appollonia mia cognata, e Mariano, osia Angelo Mozzicafreddo, che preventivamente avevo loro nominato come uniti al complotto sebbene fosse una mia invenzione, al che io risposi come è la verità, che io a queste tre persone non gli avevo detto cosa alcuna, ch'erano affatto all'oscuro di ciò che tramavasi, ma per sostenere il punto, che eravamo in molti, dissi loro, che mi riserbavo di chiamarli all'unione nell'atto, che stesse per scoppiare la Rivoluzione: con aver detto altresì all'interrogazione, che mi fu fatta, che Venanzio il mosciarellaro mi aveva assicurato, che lo contassi per tre, il che peraltro era falso, e lo dissi 'di mio capriccio per darlo ad intendere a chi mi aveva interrogato. Allora fu, che qualcuno della comitiva propose di entrare in quell'osteria a b e vere due mezzi ed a mangiare un boccone come fu fatto e nell'atto stavamo in tavola tirai fuori la carta restituitami quella sera dal padrone, ed avendola data in mano a Domenico figlio di Gnocco questo la lesse sotto voce facendogli io lume, e standola anche ad osservare un certo Titta, o sia Mattia pizzicarolo di cui non so il cognome. Dopo che detto figlio di Gnocco l'ebbe letta la prese in mano Mattia, dicendo frattanto lo stesso figlio di Gnocco* che questo affare gli pareva un pasticcio, e che egli non era niente contento, mentre comprendeva benìssimo, che detta carta non poteva essere opera di un Signóre, ma un prodotto del nominato Luzi, e perchè io cominciavo ad alterarmi per qucBle difficolto, che faceva il su detto Mattia, come ora riferirò mi acciaccò un piede indicante, che mi astenessi a parlare perchè poteva esservi in detta osteria qualche spia. Le difficoltà poi, che mi andava facendo detto Mattia, furono se io sapevo leggere, al che io risposi, che conoscevo soltanto li numeri, ma leggere non lo sapevo: se la polvere e monizione l'avevamo al che risposi alterato che il mio