Rassegna storica del Risorgimento
LEMMI ADRIANO ; ROMA ; MUSEI
anno
<
1938
>
pagina
<
1731
>
I I LIBRI E PERIODICI
C. A. VJASÌELLO, La vita e l'opera di Cesare Beccaria; Ceseliina, editore, Milano, 1938-XVI, pp. 290, in 80. L. 15.
H Vianello, già noto per alcuni saggi accurati sul Settecento milanese, ci offreora uno studio ben meditato intorno a Cesare Beccaria considerato come uomo, come psicologo e come economista.
Da queste pagine nutrite e ricche di notìzie in gran parte inèdite vien fuori un Beccaria quasi del tutto nuovo: un temperamento sensibile, influenzabile, incostante, abulico, fatalista, timido, sensuale, che è riuscito tuttavia, soprattutto perchè mosso dalle circostanze esteriori, a lasciar di sé, nelmondo, tuia traccia non facilmente dimenticabile.
Mette conto di seguir FA. nelle linee essenziali del suo interessante lavoro.
Il piccolo Cesare, nato a Milano nel 1738 da buona nobiltà antica ma che non nuotava negli agi, a otto anni fu mandato a Parma nel Collegio Farnesiano diretto dai Gesuiti a studiare umanità, filosofia e retorica. Nel saggio finale degli studi del 1751 si legge accanto al suo nome: Imperadore, Diligentissinio, ha recitato e due volte in lìngua francese, ottonato; però il giudizio che del suo carattere si eran fatto i superiori non è molto lusinghiero: immaginazione fervida ma indole varia e mutabile; ora eccitato ed ora pigro ed inerte. In una materia veramente eccelleva, nelle matematiche; e i compagni lo chiamavano per vezzo il Newtoncino: del resto la precisione e la-concisione sillogistica improntarono anche in seguito, e per tutta la vita, il suo pensiero.
Consegui la laurea a Pavia il 13 dicembre 1758 e tosto, come voleva la moda del tempo, entrò a far parte dell'Accademia dei Trasformati, ove l'anno seguente recitò alcune sue sestine sull'abuso delle Raccolte e altre sui bibliomani.
Non lo si direbbe il futuro alleato di Alessandro Verri che scriverà nel Caffè la Rinuncia atta Crusca, e del Colpani, autore della Toletta, tanto egli si mostra ancoro, in questi versi, imbibito delle teorie tradizionali e dei luoghi comuni; ma per l'appunto per la passività del suo animo, come ben dimostra il Vianello, sarà facile a Pietro Verri l'anno dopo, nel 1761, trascinarlo con sé nella sua secessione dall'Accademia.
Frattanto il Beccaria aveva preso moglie. Sbocciatagli nel cuore un'improvvisa e travolgente passione per una graziosa fanciulla e (oh quanto!) vivace, figlia di un tenente colonnello del corpo degli ingegneri, vi si era abbandonato freneticamente, a occhi chiusi; e a nulla eran valso né le minacce del padre né l'arresto in casa intimatogli dal Governo. Per seguire la sua volontà fissa ed immutàbile abbandonò la casa paterna e, ridotto soltanto agli assegni alimentari, condusse per più di un anno con la giovine sposa una vita di stenti. H 19 maggio 1762, per la calda intercessione di Pietro Verri presso il padre, che ormai si era rassegnato al fatto compiuto, il nostro Cesare potè riconciliarsi con la famiglia. Da allora s'inizia la sua operosità
Stimolato dagli amici dell'Accademia dei Pugni (il gruppo, capitanato da Pietro Verri* era formato appena di cinque membri) scrive la sua prima operetta Sui disordini e sui rimedi delle monete nétto stato.di Milano e la fa stampare non a Milano, perchè la censura aveva mosso alcune difficoltà, ma nella libera Lucca, da Vincenzo Giuntini. 11 libretto, basato su tre nitidi teoremi, vuol dimostrare che le tariffe le quali fissano il valore reciproco delle monete devono basarsi solo sul peso del metallo fino in esso contenuto, in base al rapporto tra il valore dell'oro e quello dell'argento di 14 a 1, senza tener conto del valore del metallo inferiore o di lega né delle spese di zecca. Le dottrine esposte dal Beccaria suscitarono una vivace polemica, cui parteciparono i due fratelli Verri che presero energicamente Io difese dell'amico.
Sedata la polemica, i nostri giovani si rimisero allo studio: Alessandro incominciò la sua Storia d'Italia e terminò il suo Saggio tutta storia, sullo stato attuale del Commercio di Milano e sui mezzi atti a ristorarlo, Pietro scrisse e pubblicò le sue Meditazioni sulla