Rassegna storica del Risorgimento

LEMMI ADRIANO ; ROMA ; MUSEI
anno <1938>   pagina <1732>
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17S2 Libri e periodici
felicitai ma Beccaria non sapeva che tema scegliere. Pietro l'aveva sottomano l'argo­mento, ma poteva anche essere un argomento pericoloso perchè materia riservata); e forse non avrebbe potuto offrire un gran che agli effetti della sua carriera. D'altra parte gli mancavano le conoscenze giuridiche adatte allo scopo. Per prudenza si lasciò scappar l'occasione e passò il tema a Cesare. H quale iniziò il lavoro nel marzo del
1763 e lo portò a termine nel gennaio del 1764; il 12 aprile ne spedi a Livorno il mano­scritto, al direttore della stamperia dell'abate Marco Coltellini; ma le prime copie non circolarono per Milano che ai primi di settembre. Il modesto libriceino dei delitti e delle pene fu circondato subito da una grande fama: esaurite bentosto in brevissimo tempo le prime due edizioni, nell765 se ne stampava di già una terza con varie notevoli aggiunte.
Insieme con i consensi innumerevoli e autorevoli di ogni parte del mondo non mancarono però le critiche astiose: tra l'altro, forse perchè spinto dallo stesso governo veneto che si sentì più vivamente colpito nella critica alle accuse segrete, un monaco vallombrosano, il corfiota padre Fachinei, mandò fuori una settaria confutazione piena di volgari contumelie. H Beccaria vi è tacciato di fanatico impostore, pericoloso ai go­verni, calunnioso alla Chiesa, seduttore del pubblico.
Cesare, abbattuto e scorato, pavido di pericoli immaginari, non era in grado di rispondervi. Ma vicino a lui, ardenti e combattivi, animati dal fervore dell'amicizia, vi erano i fratelli Verri, i quali in quattro giorni buttarono giù una vibrata apologia che copri di ridicolo il fanatico frate.
Gli Enciclopedisti soprattutto contribuirono a diffondere in tutta l'Europa la conoscenza del libro con traduzioni e discussioni e suscitarono una grande curiosità attorno allo scrittore, il quale fu proprio il primo ad essere meravigliato, lusingato e spaventato della gloria improvvisa e del proprio coraggio.
Mentre la fortuna del libro e la nomina di Pietro nella Giunta della nuova ferma davano al gruppo dell'Accademia una notorietà che usciva dallo Stato di Milano, i Terra pubblicarono un periodico, il Caffè, che visse appena due anni, dal 1 giugno del
1764 a tutto il maggio del 1766, giornale di battaglia e d'idee ma fedele al Governo, battagliero in tutto eccetto che nella politica, perchè ai collaboratori, aspiranti tutti a cariche pubbliche, premeva mostrarsi sudditi devoti. Il Beccaria vi scrisse sei articoli, tra cui notevoli il saggio sui contrabbandi, che è un curioso tentativo di esprimere in forma di equazione algebrica i limiti della convenienza e le probabilità del contrab­bando in funzione del rischio, dell'entità del tributo che si elude, del valore delle merci; e il frammento dello stile, un'analisi della logica e della parola ch'è l'embrione del suo futuro maggiore lavoro sull'argomento.
Ài pressanti inviti della Società degli Enciclopedisti di recarsi a Parigi, Cesare, divenuto, al cospetto dell'Europa, da allievo maestro, non potè rifiutarsi; e ai 2 di ot­tobre del 1766 si mise in viaggio a malincuore (lo turbava segretamente il pensiero di viver lontano dalla famiglia e dalla donna adorata) accompagnato dall'amico Ales­sandro, che vi si recava unicamento con l'intento di rappresentare il fratello in quel consesso di celebrità internazionali, e di tutelarne la sua parte di gloria di fronte all'astro nascente del Beccaria.
Ma a Parigi il dissidio che già era sorto, in viaggio, tra di loro, nato da intolleranza, da incomprensione e da invidia, si fece più aperto. Cesare, accolto fraternamente al loro arrivo, divenne l'uomo alla modo; Alessandro, lasciato un po' in disparte, se ne ri­senti fortemente e Borisse al fratello lettere piene di nere rammarico: non mi è possi­bile di più vivere con lui... mi amareggia la vita... mi odia, mi detesta, mi abomina con vero astio e lontano dal volermi trarrò dalla lolla e di fare uscire dell'oscurità i mici talenti, contribuisce all'occasione a imraergervcli....
La situazione era ormai insostenibile e non poteva che esasperare maggiormente la morbosa nostalgia del Beccarla, che, non sapendo vivere lontano dalla Patria e dalla casu (la moglie se la spassava invece allegramente a Milano e in villa!), il 12 dicembre improv­visamente se ne riparte, incurante dei consigli di Pietro che aveva tentato ogni mezzo