Rassegna storica del Risorgimento

LEMMI ADRIANO ; ROMA ; MUSEI
anno <1938>   pagina <1733>
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Libri e periodici 1733
per lettera di dissuaderlo. con il ritorno il dissidio, e più grave, si manifesterà anche con Pietro, il quale non potrà sopportare che Cesare non gli dica nemmeno una sillaba che dimostri che alcuno sappia in Parigi che egli è al mondo, né per la Felicità né per altro.
Da questo urto di caratteri, come ben osserva il Vianello, chi ne esce più diminuito è specialmente il Verri. E spiegabile ed è umano che egli sentisse dentro di sé di avere il diritto di pretendere che 1*amico, di fronte agli Enciclopedisti, gli riconoscesse nella creazione del libro dei delitti e delle pene un po' più di parte di quanta ne avesse, o almeno di quanto credeva in buonafede di avere; ma ciò non giustifica che per vendi­carsi abbia bollato senza generosità le misere debolezze di un uomo malato di nervi come U Beccaria, il quale, sia per timore di essere continuamente sorvegliato dall'aspro rivale, sia per la mancanza di quella spinta affettuosa che gli era assolutamente neces­saria per determinare la sua volontà timida e incerta in mezzo agli stati emotivi esube­ranti e disordinati, nonfu d'allora in poi più in condizione di poter esplicare il suo ingegno e condusse i suoi giorni in lenta decadenza, come intorpidito nello spirito e nel corpo.
Poco interesse perciò presentano gli ultimi anni della vita del celebre criminalista. Ancora stordito e inebriato della fama che Io aveva coronato a Parigi, sente la nostal­gia delle lodi e degli applausi, ma oscilla alternativamente tra la esaltazione e la depres­sione senza saper mai prendere una deliberazione precisa. Ne è prova, tra l'altro, la sua rinuncia all'offerta fattagli dall'Imperatrice Caterina di passare a Pietroburgo. Tutta la sua attività è d'ora in poi dedicata alla ricerca di cariche e di impieghi: il 28 dicembre 1768 è nominato professore di scienze camerali alle Palatine e tre anni dopo raggiungerà il Supremo Consiglio di Economia, che era stato il suo primo desiderio.
Abolito il Consiglio, egli trova posto nel Magistrato Camerale e d'ora in poi aumenta il lavoro per lui, perchè è chiamato di continuo a far parte di commissioni e di giunte. Ma egli compie il suo dovere come un automa, senza che sempre lo spirito gli si adatti, isolato, senza amici, colpito spesso e atrocemente nei suoi stessi affetti familiari. Muore improvvisamente a 57 anni, quasi in mezzo alla generale indifferenza.
II Vianello ritiene che non spetti al Beccaria un posto cospicuo tra i filosofi ed i giu­risti. Il suo orizzonte di conoscenza in materia è tutt'altro che vasto. Tutta la sua cul­tura si riduce pressoché ai francesi suoi contemporanei. Ciò non ostante la sua opera principale ha segnato l'inizio di un'epoca nella storia del diritto penale, perchè, per la prima volta dopo i dottori e i padri della Chiesa, il diritto di punire viene sottoposto ad un esame dettato da un profondo senso di umanità. Ma un'altra opera, su cui poco si sono soffermati sino ad ora gli studiosi, aderisce maggiormente al suo spirito analitico ed è forse il suo scritto più originale, anche se ineguale e incompiuto, e cioè le Ricerche intorno alla natura dello stile, di cui la prima parte uscì nel 1770; il frammento della seconda fu pubblicato postumo dal Silvestri nel 1809.
Due concetti fondamentali dominano il libro: l'interdipendenza delle scienze mo­rali e la considerazione che il centro e la sorgente dei fatti sono da cercarsi nell'uomo. Lo spirito non è per il Beccaria una mera reattività passiva, com'era inteso dai sensi-ati, dei quali si è solito classificarlo come seguace, una formazione derivata dalle tracce impressevi dalle sensazioni collegate secondo la legge dell'associazione; ma unità sog­gettiva, sintesi che collegando i sensi esterni crea nella loro elaborazione la infinita varietà della vita interiore. La conoscenza concepita come azione e non come reazione gli suggerisce anche precetti pedagogici attivistici che lo avvicinano di molto al Rous­seau e sui quili non sarebbe inopportuna un'indagine approfondito. Degni dinota anche - nel frammento la ricerca psicologica sai piacere e sul dolore e le argomentazioni sulla utilità degli errori.
Anche la sua dottrina economica meriterebbe di essere più giustamente valutata.
I suoi Elementi benché incompiuti, ci offrono lo prova di quanto essa presenti di oggettivo pur nel quadro della scuola fisiocratico, soprattutto rispetto ad alcuni pro­blemi che più appassionarono i contemporanei, quali la funzione dei capitali produt­tivi, il commercio estero delle nazioni e la compilazione e lo stadio dei relativi bilanci.