Rassegna storica del Risorgimento
LEMMI ADRIANO ; ROMA ; MUSEI
anno
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1938
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pagina
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1735
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Libri e periodici
1735
lottatore delle Reeherches hisloriques et politiqucs sur tes Etats Unte de VÀmérique septentrionah, che furono fonte del Botta, ci si rivela acuto osservatore e interprete degli avvenimenti dei quali è informatissimo anche per mezzo delle sue alte amicizie (La Fayette, Morellet, Lavoisier, Coudorcel, La Rochefoucauld, Dupont de Nemours, Mannontel), tanto che possiamo considerarlo quale storico della Rivoluzione. E sotto questo aspetto lo esamineremo a pubblicazione compiuta. T T>
GUIDO GIGLI, JZ Congresso di Vienna, Firenze, Sansoni, 1938-XVI, in 8, pp. 300. L. 18.
E una disanima chiara e acuta dei principi politici che hanno ispirato il celebre Congresso, nonché una minuta e precisa esposizione dei lavori delle assise viennesi, inquadrati nella storia generale dell'Europa moderna. Poiché non ci è possibile dar notizia particolareggiata del denso e informatissùno volume, cerchiamo almeno di coglierne i punti più significativi.
L'amore per l'indipendenza delle patrie nazionali aveva avuto ragione di Napoleone; perciò il Congresso non avrebbe potuto aprirsi che sulla premessa morale dell'alleanza dei troni coi popoli. La pace avrebbe dovuto mostrare in effetto l'efficacia di questa alleanza. Invece il Mettermeli e gli altri suoi colleglli arbitri dell'assemblea, abusando del fatto che la pressione della moltitudine si faceva allora ancor troppo poco sentire, dimenticarono (o meglio vollero dimenticare) le promesse fatte durante la guerra chiudendo le porte del Congresso in faccia alla pubblica opinione d'Europa. Il quale, divenuto cosi una specie di hortus conclusus, si alimentò unicamente di espedienti diplomatici perdendo ogni contatto con le forze vive della borghesia e, soprattutto, con gli ideali speculativi, morali e umani da quella classe con tanto vigore affermati. Si pronunciò, sì, più. volte, durante i lavori dell'areopago europeo, la parola legittimità, la quale servi in particolare al Talleyrand, l'antico seguace della Rivoluzione e servitore di Napoleone, come arma con cui riconquistare alla Francia abbattuta, e quasi interamente ristretta ai confini del 1792, una grande posizione; ma la teoria legittima-ria non aveva nulla di comune con quella nazionale: era la legittimità dei Re, e non dei popoli, quella che invocava Talleyrand a Vienna. Dove un punto di vista in ispecial modo prevalse: il rispetto della vecchia tradizione della politica paraflelistica stabilita a UtrechtRastadt, per la quale l'egemonia nell'Europa occidentale non venne più a coincidere con l'egemonia nel mondo e per cui chi esercitava la prima funzione non disimpegnava, almeno in maniera diretta, la seconda. Cosi fu stabilito che la politica extra-europea e mondiale avesse il suo centro a Londra e quella continentale a Vienna, Perciò il nuovo assetto territoriale, in via principale puntuato contro la Francia, doveva salvaguardare la posizione dell'Austria e dell'Inghilterra. Ma poiché la potenza inglese non era minacciata da nessuno, mentre l'Austria trovava un forte rivale nella Russia, tutto il problema consistette nel consolidare per quanto fu possibile l'Austria come potenza egemone continentale senza offendere troppo la Russia e per non cacciare questa nel campo francese. Ciò spieghi perché il Congresso sia stato più specificata* mente dominato dulie questioni Bassono e polacca, dalla costituzione del Commonwealth delle genti germaniche e dalla sistemazione delle cose d'Italia.
La questione delia Sassonia occupò i ministri del Congresso più di tutti gli altri, argomenti politici messi assieme*
Tutti erano d'accordo clic la Prussia dovesse essere ingrandita. Aveva fatto tanti sacrifizi che sembrava giusto ricompensarla largamente. Vi erano tre modi per giungere a tali risultali: o restituendole gran parte dello Polonia (ciò che era da escludersi per il trattato di Kalisch) o estendendola molto in Germania sino alle duo rive del Reno o concentrandone maggiormente i possessi. I contrasti furono sempre più intensi e drammatici perchè la Prussia sosteneva la tesi (voluta dal comando militare, dal barone di Stein JB dal conte di Messelrodo) dell'annessione totale della Sassonia alla Prussia e della cessione di un regno renano per il re di Sassonia. La tesi prussiana, dopo