Rassegna storica del Risorgimento
LEMMI ADRIANO ; ROMA ; MUSEI
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1738
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Libri e periodici
Confederazione doveva essere fondata eopra questi duo principi fondamentali: sicurezza interna dei singoli stati e conservazione delle frontiere riconosciate a Vienna, frontiere che andavano salvaguardate da illegittime iniziative intexconfederali ed extraconfederaH. Doveva essere costituita una polizia-centrale, alla quale avrebbero fatto capo tutte le notizie relative a trame, macchinazioni e cose simili e quella polizia sarebbe stata una delle armi della Confederazione che avrebbe trovato nell'esercito di ogni singolo stato, e segnatamente in quello dell'Austria, la difesa fondamentale contro qualunque oppressione interna ed esterna.
I monarchi d'I tali a erano disposti ad entrare nella Confederazione meno il Papa, il re di Sardegna e il granduca di Toscana, mossi in ultima istanza da ragioni coincidenti: impedire che quei signori facciano da padroni in casa nostra. Vittorio Emanuele non volle aderire a nessun costo alla Lega progettata anche per un'altra ragione, perchè comprendeva che detta alleanza si sarebbe iuevitabilmcn te risolta in una presidenza egemonica a favore dell'Austria. Anzi egli pensò di contrapporvi un'alleanza di potenze medie italo-gcrmaniche sotto la presidenza russa. Il fantastico progetto fallì, seguito dal fallimento ancor più clamoroso di un secondo progetto, del 1818, con il quale il Piemonte proponeva alla Russia di appoggiare un'azione politico-militare sarda, rivolta ad annettere Lombardia e Veneto a Casa Savoia per indebolire l'Austria in Italia.
Comunque si esprimeva in tal modo la volontà e italiana del Re, la quale, se non si spingeva sino ai fieri accenti del De Maistrc, era ispirata agli stessi fini antiaustriaci. Conveniamo perfettamente con l'A. che per questo Vittorio Ermi miele merita la devota ammirazione dei posteri e la nostra indulgenza per hi sua fanatica cecità reazionaria.
Tutte le decisioni del Congresso di Vienna furono giuridicamente perfezionate dopo il colpo di fulmine del ritorno di Napoleone in Francia. La seconda pace di Parigi può perciò essere riguardata come un prolungamento- extra sederti del Congresso di Vienna, una sorta di appendix magna. L'azione politica fu svolta in due tempi e su due fronti. Si volle anzitutto operare lo schieramento più serrato e deciso contro Napoleone affinchè fosse chiaro a lui e alla Francia che il Congresso era determinato a lottare sino all'ultimo uomo e all'ultima sterlina. Cosi il 13 marzo le otto potenze firmatarie del trattato di Parigi pubblicarono la nota dichiarazione collettiva nella quale Napoleone veniva posto con un procedimento già dettato dalla Convenzione fuori della legge e consegnato alla pubblica vendetta.
In un secondo tempo si decise di operare nel settore dei rapporti interalleati. Nelle precedenti trattative di pace, come s'è visto, i ministri avevano dovuto affrontare molti contrasti; ora, sotto l'azione pressante del pericolo napoleonico, tutte le differenze furono regolate e furono prontamente composti i litigi. Impartiti ordini a tutte le commissioni perchè i lavori venissero accelerati, nello spazio di poco più di due mesi tutti i trattati erano sottoscritti.
Ma dopo la sconfitta definitiva di Napoleone (18 giugno 1815) due questioni di capitale importanza tornarono ancora a dominare nel Congresso le menti e i cuori: regime interno francese e nuova pace tra Francia e Europa.
Riguardo al primo punto si trottava di stabilire so in Francia dovessero regnare i Buonaparte o i Borboni o gli Orleans. In Francia le opinioni erano così divise: le classi inferiori indifferenti a qualsiasi soluzione, le classi aristocratiche e l'alto cloro favore voli ai Borboni. In borghesia intellettuale o produttivo agli Orleans. La volontà dell'Europa era pure, al riguardo, discorde. Alessandro di Russia combatteva i Borboni come quelli che rappresentavano la parte passiva e inetta della Francia e appoggiava apertamente gli Orleans perchè gli sembravano pia indicati a conciliare ì diritti della tradizione e le esigenze della Rivoluzione. Wellington invece era deciso a conservare alla Francia ì Borboni con le frontiere del 30 maggio, affinchè la nazione vinta collaborasse con l'Austria, in maniera ria pure indiretta, a contenere la forza espansiva della Russia. L'Austria si congiunse all' Inghilterra e le due nazioni, giocando la carta dei
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