Rassegna storica del Risorgimento

LEMMI ADRIANO ; ROMA ; MUSEI
anno <1938>   pagina <1739>
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Libri e periodici 1739
Borboni contro quella orlcanese della Russia, ebbero il sopravvento. Nella contesa europea la Prussia non ebbe opinione.
Anche sulla questione territoriale della Francia i ministri furono sulle prime discordi e le lunghe sedute ebbero spesso momenti drammatici. Alessandro, per affer­marsi come il Garloniagno imperante sull'Europa dell'Oriente, sperava di conquistarsi moralmente la grande nazione latina salvandola dalle opposizioni che si profilarono sin dall'inizio della discussione. Egli non voleva spogliarla di nulla, garantirne il trat­tato del 30 maggio, contentarsi di misure conservative. La Prussia e molti degli Stati germanici propugnavano invece le soluzioni più estreme e radicali. Essi aspiravano all'indebolimento, all'abbassamento, quasi all'asservimento della Francia. Blucher voleva unire il Belgio e la Fiandra all'Olanda per formare un formidabile bastione che prendesse la Francia al fianco . Il Mettcrnicb, per conservare all'Austria la sua posizione di predominio nella Confederazione degli stati tedeschi, presentò anch'egli il suo progetto di smembramento.
La situazione era pesante, senza via di uscita. A metterla in crisi intervennero le dimissioni di Talleyrand, inviso ad Alessandro, il quale non sapeva del tutto perdo­nargli il trattato del 3 gennaio, e ormai poco gradito allo stesso Luigi per la sua potente personalità e perchè trattava gli all'ari d'Italia con l'indipendenza di un nobile nuovo ed antico.
Non appena fu assunto al potere il duca di Richelieu, una delle creature predilette dallo Zar, questi mantenne la sua parola, e, con l'aiuto dell'Inghilterra, agì ener­gicamente presso l'Austria che si piegò però abbastanza facilmente all'accordo diplomatico.
Il 2 ottobre, cioè otto giorni dopo la formazione del nuovo ministero, ad onta delle proteste della Prussia che si vedeva allontanata e tradita non solo dagli Inglesi ma per­sino dai Russi, l'accordo tra gli alleati e la Francia era un fatto compiuto e sanzionato da apposito protocollo.
I confini della Francia, tali quali erano nel 1790, formarono la base del regolamento territoriale: la Francia cedette agli alleati le piazze di Landau, Sarrelouis, Philippe-ville e Marienbourg, ma conservò quelle di Condè, Givet, Charlemont, Fort-joux, Fort de l'Ecluse.
L'indennità di guerra fu ridotta da 800 a 700 milioni di franchi e l'occupazione militare fu ridotta a cinque anni, riservandosi gli alleati di ridurla a tre anni qualora le condizioni d'equilibrio della Francia e dell'Europa avessero ispirato fiducia.
La Francia era salva!
Delle conclusioni cui giunge il Gigli nel suo magistrale lavoro non riportiamo che la parte sostanziale.
L'A. non accetta l'opinione comune che il Congresso non sia stato altro che una piccola merceria d'anime o un meschino lavoraccio di divisioni e di riunioni.
Le nazioni erano stanche di essere lacere e corse e i Re di servire ai fini di Napo­leone. L'Europa aveva ben capito il pericolo che si nascondeva sotto le forme mitiz­zanti della nuova religione e aveva preso le armi per relegarne il profeta a Sant'Elena. Il Congresso di Vienna è l'espressione diplomatica di questa insurrezione europea contro il suo despota.
Senza dubbio le aspirazioni all'indipendenza nazionale di alcuni popoli furono deluse e deluse furono le aspirazioni di tutti i popoli riguardo alla politica interna. Le Corone si erano mosse contro Napoleone promettendo liberta, ma una volta ottenutala per sé stesse la negarono agli altri, ai quali pure l'avevano giurata.
Ma bisogna anche tener presente ohe i popoli di cui si decideva il destino non fecero sentire alta la loro voce in un modo qualunque, né affrontarono lo vie del martirio, sempre aperte a coloro che accettano la vita come una missione. Non mancarono nel 1814 e nel 1815 le congiure e vi furono anche moti vigorosi, ma tutte queste forze erano incapaci di realizzarsi in azione politica per mancanza di direttive nei capi e di