Rassegna storica del Risorgimento

LEMMI ADRIANO ; ROMA ; MUSEI
anno <1938>   pagina <1740>
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1740 Libri e periodici
consensi nelle masse. C'erano i presupposti per cospirare, non per costruire il destino delle nazioni.
Noi italiani in particolare siamo portati ad essere in parte ingiusti verso l'opera del Congresso. Se è vero che il dominio straniero tanto ridotto dopo il 1748 fin quasi a scomparire tornò nei 1815 a giganteggiare, è anche vero che politicamente fu poten­ziato il nucleo attorno a cui doveva formarsi l'Italia. Dal punto di vista dell'equilibrio generale nella Penisola si può osservare che se essa doveva, nelle intenzioni austro-inglesi, considerarsi sotto il controllo degli Asburgo, in realtà la posizione indubbia­mente egemonica dell'Austria in Italia poteva trovare efficaci reazioni da parte dei Savoia, della Santa Sede e dei Borboni di Napoli, alleati naturali della Francia realistica. ,
Vi è ancora del Congresso un lato positivo, che è stato del tutto sinora trascurato. Il Congresso è stato, in verità, solo in parte un ritorno al regime prerivoluzionario. I suoi ideali, le sue tendenze, le nuove aspirazioni sono state contrastate e combattute, ma non annullate. Alcuni valori ebbero ragione di ogni opposizione e sopravvissero nel futuro. In ordine al concetto dello Stato e alla sua organizzazione la Rivoluzione aveva vinto per sempre: tutti i sovrani, anche i più retrivi, accettarono lo strumento istitu­zionale e amministrativo foggiato dopo il 1789 con le caratteristiche di un potere per­fettamente simmetrico alla periferia e perfettamente centralizzato. E quasi dapper­tutto, in Francia, in Inghilterra, in Prussia, la borghesia conservò, ad onta di tutto, i suoi privilegi accanto alle vecchie classi nobiliari: poiché comprimere la borghesia e ritornare senz'altro all'aricien regime patrimoniale e legittimistico significava attentare alle basi stesse del vivere sociale e civile e compromettere ad un tempo l'efficienza politica e militare delle restaurate monarchie.
Bisogna convenire che le forze dello spirito mortificate, compresse e combattute alla fine ritrovano sé stesse fatte maggiori, proprio come il granello di senapa cui sarà necessariamente simile ogni Regno di Dio.
MARINO CIRAVEGNA
RUGGERO BONGHI, Ritratti e studi di vita religiosa, a cura di F. Torraca; ID., Studi e discorsi intorno atta pubblica istruzione, a cura di G. Candeloro. Firenze, Le Mou­nier, 1937; pp. XVI-520 e XX-440. L. 30; 30 (Opere di Ruggero Bonghi, VII e Vin).
Questi due volumi, che continuano la pubblicazione delle Opere del Bonghi, intra­presa da una benemerita commissione di studiosi, sono tuttavia diversissimi tra di loro non soltanto* com'è ovvio, per la materia.
Nel primo di essi, Francesco Torraca ha infatti incluso, insieme con studi su Ar­naldo da Brescia, Eloisa, S. Francesco, Lutero, i concili ecumenici e il Concilio Vati­cano e le sue ripercussioni in Germania (movimento dei Vecchi Cat telici e inizi del Kuhurkampf) e altri scrìtti minori, anche due, su Giovanni Wiclef e Giovanni Huss, [inediti, tolti da un cono di lezioni tenuto all'Università di Roma nel 1886-87. E stato mosso, dunque, il Torraca, da una preoccupazione di completezza: che in verità questi studi l'editore stesso avverte chea rispecchiano naturalmente Io stato degli studi di cinquanta anni fa non aggiungono nulla al quadro delle ideo religiose del Bonghi e nemmeno all' immagine di lui studioso di storia cristiana, cito possiamo ricavare dagli altri. A mostrarci la sua accuratezza, bastavano già gli altri scritti su Arnoldo, S. Fran­cesco, Lutero, e le note cheli accompagnano, su cui il Torraca giustamente richiama l'at­tenzione del lettore; e quanto alte idee che ispiravano il Bonghi esse sono cosi chiara­mente esposte in ogni parte del volume, che anche da soli due o tre di questi scritti esse appaiono chiarissime. Ma evidentemente l'editore ha pensato che in una raccolta di Opere si dovesse dare tutto dell'autore; o almeno, tutto il presentabile.