Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; BOLOGNA
anno <1938>   pagina <192>
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Giovanni Natali
mentre il popolo ascolta le prediche infiammate di Alessandro Gavazzi e gli ufficiali dei disciolti corpi franchi, rimasti esclusi dal Reggimento dell'Unione, che ne aveva assorbito i più temperati ed esperti, si agi­tano, favoriti dai Gavazzi, per l'istituzione di una Legione Bolognese, che il medesimo vorrebbe dare in mano a Garibaldi perchè la conducesse sui campi di Sicilia o di Venezia a combattere per la causa italiana. *) Solo un gruppo di soci volonterosi, nell'assenteismo della grande mag­gioranza che dopo gli eccessi popolari dell'agosto e del settembre si veniva disinteressando della cosa pubblica con grave scapito del par­tito liberale e insperato vantaggio degli elementi avanzati, sentì il dovere di agire, sia perla tutela degli interessi cittadini, sia a sostegno dell'indi­pendenza italiana. D'altra parte i convegni popolari presieduti dal Gavazzi, ed altri influssi esteriori, davano indizio di una prossima pro­babile istituzione di un Circolo Popolare che, a somiglianza di altri, avrebbe accolte le forze democratiche e fatto prevalere una corrente politica che i moderati associavano in cuor loro agli incresciosi tentativi già perpetrati di governi provvisori e di insurrezioni. Bisognava quindi rinnovarsi o perire.
Si pensò dunque di riformare lo statuto del Circolo e di renderlo più conforme alla nuova realtà politica, accentuandone il carattere nazio­nale; e intanto, per interessare i soci alla vita del Circolo e combat­terne l'inerzia e lo spirito municipale e di classe, nell'adunanza del 19 ottobre il presidente Taveggi propose un voto al municipio per recare soccorso a Venezia, dove fra i combattenti teneva un [degno posto la Legione Bolognese del colonnello Bignami, e la nomina di due commis­sioni, una storica incaricata di esporre al Circolo l'azione dei governi, dei corpi legislativi e dei circoli politici in relazione con gli avvenimenti italiani ed europei, ed una morale intesa allo studio dei modi più facili per educare il popolo alla cognizione dei suoi doveri e difitti e per inte­ressare governo e cittadini alla partecipazione e all'avvenire del popolo stesso sotto regimi costituzionali e italiani. La prima di tali commis­sioni fu composta di Quirico Filopanti, Savino Savini e Carlo Frulli, la seconda di Don Vincenzo Ferranti, del canonico Francesco Santa­maria e di Carlo Rusconi. 2) Nella scelta degli uomini era evidente lo sforzo di mantenere il giusto mezzo fra moderati e democratici, e nelle linee programmatiche era palese l'intento di avvicinare il
l) Vedi: 6. NAXAXI, Cronache bolognesi del Quarantotto, II, pp. 125 e segg. *) Unità, n. 89 del 23 ottobre; La Dieta Italiana, n. 149 del 23 ottobre 1848.