Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; BOLOGNA
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1938
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213
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/ circoli politici bolognesi nel 1848*49 213
Perciò attendemmo nel silenzio di una penosa aspettativa gli effetti che ne fossero per derivare. E sebbene per la partenza del Pontefice si fossero già di molto lo circostanze aggravate, sebbene ogni giorno paresse maggiormente difficile una conciliazione fra il Principe e la Capitale, nullameno amore di ordine e di unione ci consigliavano a non separarci da quel governo, il quale nella sua abnorme condizione studiava?! tuttavia conservare le apparenze della legalità. Ma dopoché venne costituita una Giunta di Stato, la quale assumendo un'autorità che non erale stata, né esserle poteva, conferita, dichiarò di convocare una Costituente Romana all'oggetto di deliberare intorno al nostro ordine politico, i Bolognesi, interpretando quelle parole quale implicita dichiarazione di annullamento dello Statuto e dello scadimento dei poteri legittimamente costituiti, non dubitarono che si mirasse ad una completa e radicale rivoluzione*
Signori, questo fatto è per sé troppo grave per continuare in un silenzio, a cui potrebbesi dare interpretazione diversa dalle nostre intenzioni. Bologna ama la libertà, vnole l'indipendenza d'Italia. La sua fede politica è già stata consacrata da lunghi e penosi sacrifici, e in questi ultimi tempi non verremo noi a dire se abbia offerti tributi alla patria. Ma appunto perchè ama e vuole sinceramente la libertà e l'indipendenza d'Italia, non potrebbe concorrere al compimento di un atto il quale, distruggendo i più potenti elementi onde ebbe vita il nostro Risorgimento, creerebbe nuovi e gravissimi ostacoli al ricomponimento politico della Nazione e comprometterebbe un avvenire che solo dalla nostra saviezza o dalla nostra moderazione può essere assicurato.
Noi perciò, o Signori, in nome della salute dello Stato, in nome della salute d'Italia, vi manifestiamo interamente e francamente 1*intendimento nostro. Fra i nostri pia vivi desideri avvi quello di vedere in atto una Confederazione dei diversi stati d'Italia, perchè in essa troveremo la migliore garanzia alle nostre libere istituzioni, il mezzo più efficace al pacifico svolgimento della nostra civiltà e la potenza per liberarci dallo straniero e per divenire cittadini di una indipendente e gloriosa nazione; ma crediamo ancóra che tale Confederazione non possa compiersi che mercè lo spontaneo concorso dei Principi e dei Popoli della penisola, al qual fine è necessario che le leggi costituzionali, alle quali il Pontefice non mancherà d'apportare d necessario perfezionamento, sieno nel nostro Stato in tutta la integrità loro mantenute e rispettate.
Questa è, o Signori, la via che vediamo aperta dinnanzi alla Nazione e che non le fallirà al termine desiderato; e in questa con ferma fede noi entrammo da principio, questa ci proponiamo con risoluto animo di seguitare; e se avverrà che sia pure la vostra, contate sui Bolognesi, che mai non mancarono di servire lealmente l'Italia. Ma se per contrario ad altro volgessero le vostre intenzioni, fin da questo momento vi dichiariamo non volere per nostra parte dividere con voi la responsabilità delle sciagure, che preparate alla patria. "
Dopo aperte disapprovazioni dell'assemblea e vivace discussione, in cui emerse il tentativo dialettico di Don Ferranti per conciliare la
i) H Consiglio comunale faceva seguire a questa dichiarazione una lettera al Pro-Legato Conte Spada, affinchè rimanesse al suo posto.