Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; AUSTRIA ; GIORNALISMO
anno <1938>   pagina <244>
immagine non disponibile

244
Anna Pettinari
di perpetuarla, e accanto alla parola delitto si osò pronunciare la parola necessità. Si trovò una frase per giustificare tutti gli egoismi, un sofisma per ogni transazione, un entusiasmo per ogni ingiustizia, una servilità per ogni prepotenza.
La lotta aveva trascinato seco molte e crudeli sventure, tanto sangue, tanti gemiti di cuori, tante lacrime di madri e di amanti. Gli uomini avevano portato nella lotta le loro idee non solo, ma il loro cuore e tutti quegli affetti che si formano col crescere degli anni, che si aumentano e si affratellano, come le radici che gettano i cuori nel suolo della vita. Chi non ha lasciato qualche lembo ai bronchi dell'arduo sentiero? Ma a molti i legami del cuore furono ad uno ad uno spietatamente lacerati, anime avvezze a credersi un'anima sola furono separate nello spasimo. La violenza e le reazioni della lotta trascinarono seco il tetro corteggio delle sventure e la società fu tutta seminata di dolori... l)
Ma una voce sorge oggi a condannare il brutale predominio della forza.
Domani chi impedirà ai cuori di rimpiangere in nome della pietà e del sentimento -umano qualche altro dolore che soffra infondo alla società, qualche altra ingiustizia e qualche altra oppressione? essi lasceranno da banda le fredde argomentazioni d'una esperienza diventata scettica e falsa, e i calcoli arcigni della politica: i cuori simpatiz­zeranno col dolore, perchè è dolore. Nella coscienza umana le istituzioni che creano un dolore e che vogliono una. vittima saranno invincibilmente perdute. Il diritto compirà, l'opera che il sentimento può soltanto iniziare.
Più ancora della speranza in un avvenire di bontà, di giustizia vale però la fiducia nella propria volontà: è la disperata audacia dello schiavo fuggitivo che
in faccia all'alba nascente invoca la libertà, e la battaglia per cui la libertà si ottiene. Io non conosco le vostre leggi, io rinnego la vostra patria, io sono lìbero e, pél Dio che m'ha creato combatterò per la mia libertà sino alla mortét2)
Era la vigilia. Nel tragico giorno della lotta usci il giornale, ma la voce fu muta. È aspettativa? Pare dolore senza pianto. Angoscia senza espressione. Fu ripresa dolorosamente la storia degli schiavi nel numero successivo, e dominato il tormento dell'animo, le trattazioni conti­nuano serenamente.
Anche il silenzio parve minaccia all'Austria. H giornale per una seconda volta fu ammonito. La punizione non venne immediata: si attese qualche nuovo motivo che più giustificasse tale atto. L'attentato del 18 febbraio contro l'Imperatore (di cui II Crepuscolo non fece cenno) ed una corrispondenza dalla Svizzera aggiungono gravità al contegno
*) U Crepuscolo, 1853, n. 4, 23 gennaio. 2) il Crepuscolo, 1853 n. 5, 30 gennaio.