Rassegna storica del Risorgimento
1860 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno
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1938
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pagina
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251
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Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana, ecc. 251
carrozza sul campo, e ribelli giovarti e vecchi guidati da un ideale; fra una truppa che grida: Viva il re l senza convincimento, e si abbandona al saccheggio, e una gente che combatte ed ha fede nella vittoria.
Una delle caratteristiche di questa corrispondenza è che non vi si parla il linguaggio ufficiale; e che le cose vi si esprìmono con modi confidenziali e col comune linguaggio. U che le rende più interessanti e veritiere. Cosi, quando il re si mostra preoccupato del numero degli arrestati politici che popolano le carceri di Palermo (sono, secondo il re, 1140) dice: Badate che non vi abbiano a produrre serio imbarazzo. Tenete ciò riservatamente per voi solo . Ovvero quando con ironia scrive: Stento invece a spiegarmi come a Carini e Montelepre esistono ladroni, come voi dite, mentre d'altra parte affermate che i paesi sono disposti a difendersi dai medesimi. E fa meraviglia pure, come cotesti ladroni siano riusciti ad avvicinarsi tanto a Palermo, e in tanto numero, da obbligare i paesi a difendersi . 0 quando rimprovera: Ma come luogotenente e con un Consiglio di direttori debbo chiaramente dirvi, caro principe, che oramai sono ben quarantuno giorni, e dispiacevolmente, non solo non si è alla fine della cosa, ma si può dire invece essere al bel principio . E il Castelcicala rispondere: Ma crede realmente la Maestà Vostra necessario ricordare a me, che qui sono per sua degnazione di comando, di interrogare i corrieri della Posta e del Lotto ? . E appresso : Della ritrosia a prendere l'offensiva mi permetta pur di pregarla a dispensarmi il continuato rimprovero non meritato .
Ma senza altro seguiamo la corrispondenza passo passo.
Ho detto che essa comincia il 5 aprile: il luogotenente appena giunto, comunica di aver trovato la città tranquilla, ma i dintorni infestati dalle bande; trova Monreale seriamente minacciato, e S. Lorenzo pieno di rivoltosi, e qui si promette di mandare una forte colonna per distruggere tutto; e se la sezione non sarà sufficiente, aggiunge farò altrettanto di qualche altro torbido villaggio, disposto a far subire a Palermo la stessa sorte, se ad aperta insurrezione si darà in preda . Non manca di propositi bellicosi il luogotenente, ma le spedizioni a S. Maria di Gesù, a Boccadifalco, ai Porrazzi, si limitano a qualche incendio e a far fuggire i ribelli per ricomparire altrove. E cosi è a Bagheria Misilmeri, Carini, Partmico, Piana dei Greci, Capaci, che sono insorte anche esse. Il Castelcicala aveva paura della rivoluzione, e mandava le truppe per tener lontane dalla capitale le bande, per cui, credendo di non avere forze sufficienti, prega il re di mandare rinforzi. Rinforzi e farine, perché i rivoltosi avevano tolto le acque ai mulini.