Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno <1938>   pagina <252>
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252 Luigi Natoli
Il re li manda, e gli sembra che spianata ogni difficoltà si possa uscire dal sistema difensivo. Per cui dà nella lettera le apposite istruzioni, ma poi soggiunge: . Chi è sopraluogo, chi comanda direttamente, deve ritenere lo spirito, e non stare alla lettera di queste istruzioni . E nella lettera seguente ripete:
Vi raccomando, e lo fo assicurandovi che ciò impegna la vostra responsabilità, e quel che pia monta, il vostro onore... che se voi siete ancora sulla difensiva, non potete più a lungo perdurare nel detto sistema.
Il 9 aprile il luogotenente generale si dichiara quasi soddisfatto <c Per quanto grande era il disprezzo che si avea della truppa, ora altret­tanto forte è il timore che la più meschina recluta, incute ai più audaci. E continua: Stanotte ho spedito due colonne al villaggio di S. Lorenzo ov'erano trincerati il più gran numero de9 ribelli. (È la terza spedizione).
Una delle colonne recata dall'Ercole, è sbarcata alle loro spalle, mentre l'altra guidata dal maggiore Polyzzy, li ha attaccati di fronte. Ho visto col cannocchiale dal telegrafo l'assalto dato alle case tutte di quel villaggio dalla valorosa truppa, che li ha snidati, facendone morti, feriti e prigionieri, e ridusse poscia in fiamme quel torbido villaggio, che è stato sempre il terrore della capitale.
Ma con tutto ciò è costretto a confessare che le bande spuntavano altrove, e le truppe le inseguivano; onde egli per esterminarle si propo­neva di attaccarle con una fortissima colonna per questo e quell'altro comune; e che non sceglieva altra linea, perché moltissima truppa richiede la vigilanza della città, sempre pronta ad insorgere .
Diciamo in passaggio che è la terza volta che il Castelcicala si propone di far piazza pulita.
Il re approva la condotta del Polizzy a S. Lorenzo, e del generale Sury nei villaggi di Villagrazia e di Villabate, sebbene dubiti che le dimostrazioni di fedeltà di quelle popolazioni fossero spontanee e non suggerite dalla paura; e parlando di Palermo, chiusa in un cerchio d'armi, domanda se la Sicilia possa credere alla tranquillità di Palermo, se quella capitale è bloccata e isolata da tutto il resto dell'isola per l'effetto di quelle bande . E circa le linee che il Castelcicala si proponeva di voler seguire, riserbandosi le altre, quando lo stato di Palermo lo permettesse, osserva che l'immenso vantaggio della simultaneità sarebbe perduto.
Nelle commozioni civili ogni ora che si perde, fa credere la baldanza dei sedi­ziosi, per quanto deprime la fiducia dei buoni, la quale diffidenza, protraendosi gli indugi, diventa anche per la truppa svantaggiosa.