Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno <1938>   pagina <253>
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Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana, ecc. 2SS
E appresso:
La mia eccessiva premura di vedere distratte le bande che vi circondano, ha ori­gine da notìzie, che mi pervengono intorno ad inevitabili complicazioni diplomatiche;
le quali complicazioni, diciamolo chiaro, si riferiscono al Piemonte. Ma ciò non toglie che il re riprovi la malacondotta delle truppe, e non si stanchi eli
inculcare ai generali ed ai capi de* corpi di evitare scrupolosamente l'incendio, il sac­cheggio, ed anche i furti nelle case dei pacifici abitanti... Se non si stabilisce una gran­dissima differenza nel modo di trattare i buoni ed i tristi, i miei soldati produrranno in Sicilia Io stesso terrore delle comitive di malviventi, che tuttodì state combattendo.
H 10 aprile il Castelcicala comunica al re la rivolta scoppiata fin dal 6 ad Alcamo e a Trapani, e si ripromette anche qui di spedirvi colonne. Notevole è quanto dice del moto di Trapani, nel quale il marchese Stazzone, intendente, e il colonnello Jauch comandante del presidio, si arresero alle ingiunzioni dei capi della rivolta, e si tennero chiusi. Ve una lettera del capitano Correale, che denunzia il fatto, rimessa dal generale Salzano al re, vi sono gli atti del comitato liberale e le discolpe dello Stazzone e dello Jauch. La cosa fini poi con la rimozione del primo e il confino a Ustica del secondo, privato della divisa militare. Ma fino al 16 per Alcamo, e al 19 per Trapani, il re non sa precisamente quello che è avvenuto; e domanda rapporti, e perché le colonne promesse non sono arrivate per rimettere l'ordine. Non erano arrivate, perché il luogotenente generale non si è affrettato a mandarle.
Avviene il combattimento di Carini fra gl'insorti e le truppe regie. Gl'insorti si fanno ascendere nientemeno a duemila, mentre non erano che quattrocento, poco più poco meno; l'imperizia del tenente colon­nello Perrone e la fretta del Torrebruna non fecero circondare quelli per prenderli tutti; e diedero loro il modo di aprirsi il passo e ritirarsi. Di che 1 re Francesco si duole; ma più si duole delle crudeltà commesse dalle truppe a tanto meno perdonabili, per quanto commesse dopo che erasi raggiunto lo scopo della occupazione di Carini . Le truppe si sa, bru­ciarono una ventina di case, trucidarono parecchi, ferirono molti che non c'entravano nel conflitto.
Sino al 20 aprile dunque la rivoluzione è viva; tutt'altro che spenta. Ma ci sarà ancora da spigolare. Per ora seguiamo il re, il quale ha una paura incredibile del Piemonte.
Siate vigili e attento a non faro avvenire compromissióni col Piemonte; mentre chiaramente a dirla non siamo hi istuto di far resistenza al Piemonte ed alla rivoluzione contemporaneamente.