Rassegna storica del Risorgimento

CORBOLI BUSSI GIOVANNI ; SCLOPIS FEDERICO
anno <1938>   pagina <268>
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268 [ole Anelli Stefanutti
UN'ALTRA LETTERA DELLO SCLOPIS I A MONS. CORBOLI BUSSI M
Esìste nell'archivio annesso al Museo Centrale del Risorgimento di Roma una lettera di Federico Sclopis che noi crediamo sicuramente indirizzata a mons. Corboli Bussi, col quale lo Sclopis ebbe relazioni di parentela e di grande e squisita amicizia.
Il patrizio piemontese ebbe cara l'amicizia del cugino sacerdote, che giovane di ventott'anni, pei le sue rare doti, pervenne alla Segreteria di Stato.
Mons. Corboli, spirito di grande pietà e di squisito senso politico, versato nelle scienze economiche e legislative, fu consigliere di Gregorio XVI (il quale gli fu padre, come lui disse) ma ancor più di Pio IX, che per il bene della Chiesa e del suo paese teneramente amato egli confortò, non meno dell'altro italiano allora ambascia­tore di Francia, il Rossi, a quella politica di riforme che nel suo pensiero erano per salvare 1* Italia e la Chiesa.
In una stampa del 1846, che ci ripromettiamo di pubblicare in una accurata monografia, appare la figura dell'esile prelato che legge a Pio IX, presenti sei cardinali, l'editto del perdono, da lui redatto.
Non approvato sempre dalla parte retriva né da quella degli scalmanati, il Corboli si guadagnò invece l'illimitata ammirazione dei liberali moderati, che ne scrissero alto elogio (Capponi, Farmi, Gualterio, lo stesso Saffi, ecc.), nonché il con­senso di uomini della curia come il Penti ni. Il prezioso epistolario pubblicato da Antonio Manno nel 1910, noto ormai a tutti i seri studiosi del Risorgimento (L'opi­nione religiosa e conservatrice in Italia dal 1830 al 1850 nelle corrispondenze e confidenze di mons. Giovanni Corboli Bussi) ce ne ha fatta chiara la figura. Quindi il suo nome è tornato nell'opera rettificatrice del Rosi; e nella nuova storiografia, che si accenna assai più fondata della precedente, esso tiene già il campo, come può vedersi nel HI volume dello Speli anzon il quale fa tesoro del vivo materiale custodito nei libri scritti subito dopo il 1848. Nell'articolo di Leo "Wollemborg sullo Statuto romano, pubblicato in questa Rassegnai l'opera del Corboli appare dominante.
Ora in quell'epistolario tiene buona parte il carteggio tra Federico Sclopis, sua moglie Isabella dei Conti Avogadro, dònna piena d'ingegno e d'affetti, e il Corboli e sua madre: carteggio di intimi, scambio inteso e interessante di notizie e di vedute sui fatti sociali e politici di quattro lustri, che si risolve in un avvicinamento dei problemi comuni e di quelli speciali dei due Stati. La prima di tali lettere è del­l'agosto 1846. Questa che troviamo nell'Archivio del Risorgimento è del gennaio 1844, quando i cugini non si sono ancora conosciuti personalmente, ma si stimano già in modo raro. La conoscenza avverrà nel 1847, quando il Corboli Bara mandato da Pio IX a Torino per negoziare col Re la lega doganale fra i vari Stati d'Italia, che sarebbe dovuta essere, secondo i liberali e il Corboli stesso, preludio della lega poli­tica. Allora il legame di profonda comunità spirituale che esisteva fra i due, acquista più d'intimità, e neD'epistolario il voi e lo scambievole carissimo é pregiatissimo cugino diventa a tu tra Giovannino e Federico ,
In mezzo all'assidua e ininterrotta fatica della Segreteria, il Monsignore dava al cugino Sclopis informazioni preziose su codici della Vaticana, accompagnandoli d* illumina ti commenti, o discuteva, su basi storiche, questioni giuridiche interessanti la Chiesa e lo Stato.