Rassegna storica del Risorgimento
CORBOLI BUSSI GIOVANNI ; SCLOPIS FEDERICO
anno
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1938
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pagina
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269
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Un'altra ietterà dello Sclopis a mona. Corboli Busti 269
Nella presente lettera si rivelano appunto questi rapporti.
Comincia lo Sclopis col dar notizie di sé parlando del suo lavoro a gramo e stentato tu Pure egli è uomo che reggerà agli anni; diversamente dal cugino, giovane gracile e forse minato, che si spendo in un enorme lavoro, e a questo, e allo forti esperienze dell'anno tragico non reggerà guari: simile, il pio Corboli, a un poeta coetaneo, il Giusti, per questa passione che li accompagna, entrambi giovani, alla morte.
Lo studioso di giure che sarà pure versato a una notevole pratica d'affari di Stato parla in questo tempo (tempo di preludio romantico) di a afflizioni di cuore e delle cose mondane di cui pare s'abbia a tener poco conto ; onde vien di considerare il senso più solido e concreto, del rapporto fra il cielo e la terra, che aveva il sacerdote.
Col dare quindi notizia delle condizioni di salute del cognato A vogadro, egli fa menzione della madre del Corboli, che dall'epistolario conosciamo, ed è interessantissima figura del tempo, capace di ispirare superbi confronti con altre Costanze, come l'Arco-nati, la d'Azeglio. Lo Sclopis qui la richiede di preghiere, vedendola alla pari col figlio, in una comunione di opere sante . Ma non sarà inopportuno dire come la figlia del marchese Sommi Picenardi di Cremona recasse coi suoi natali una soda formazione mentale che ne fanno un personaggio lontano dal comune. A Roma in mezzo ai rivolgimenti ella guarda e giudica con un riserbo che poggia su una logica ammirabile. Pud scrivere ella, alla nipote Isabella Sclopis : a Al mondo per esser profeti basta studiare la storia, perchè siccome pel genere umano non v'è nulla di più inutile che la storia, cosi pel filosofo savio la storia è una maestra che non sbaglia mai . E con umil cuore a Dio grato segue l'ascesa del grande figlio, lieta nelle vittorie, sostegno nelle ore della prova, fidente sempre; spirito fermo e sereno.
Pio IX in un'udienza del 1856 allo Sclopis ancora parlerà commosso ed ammirato delle virtù e delle rare qualità di Costanza Corboli . *)
Ma la nostra lettera viene a parlare del H volume della Storia della legislazione italiana, fresco di torchio, non ancora offerto al pubblico. E sfogliando quelle pagine, noi vi troviamo riportata una lettera dello stesso Corboli, sentito come un'autorità, (ilo vi ascolto come voce di maestro e v'interrogo con sollecitudine d'amico). Lettera datata da Roma il 19 maggio 1841, e che dalle prime battute, con un ampio periodo classico, c'introduce in un'importante controvèrsia, preludente a più aspre lotte del campo politico.2)
!) u Oggi alle 5 siamo stati ricevuti dal Papa. L'accoglienza fu quanto è possibile benevola. Sua Santità parlo molto delle virtù e delle rare qualità di Costanza Corboli e di Monsignore suo figlio, disse che aveva amato molto quest'ultimo e che ogni giorno si rammentava di lui nelle sue preghiere lodando il suo carattere . Parlarono poi del Piemonte, del carattere degli Italiani delle altre parti d'Italia per nulla adatte a un Governo "costituzionale, di Lord Minto, del Congresso di Parigi, del Re di Sardegna, a II Papa si commosse forte parlando di queste cose, la sua voce si alterò, il suo viso si animò e gli occhi si riempirono di lacrime. Si scusò in certa guisa della vivacità manifestata ed aggiunse che non gli accadeva di cosi esprimersi, ma facevalo perchè il povero Giovannino, avevagli parlato di me come di persona dabbene . Roma 11 maggio 1856 (Memorie astratte dal giornale de* viaggi del conte Sclopis in Appendice a Carattere e religiosità a proposito di alcune memorie intime del conte Federico Sclopis di ANTONIO MANNO, Torino, 1880).
2) a Perchè avendo voi detto che fu merito della Chiesa non solamente il conservare la cognizione e l'autorità del diritto romano (da lei corretto) ma anche il distenderla a tutti i popoli d* Europa, fino all'ultima Irlanda, e dicendo poi che la Chiesa-medesima?