Rassegna storica del Risorgimento

CORBOLI BUSSI GIOVANNI ; SCLOPIS FEDERICO
anno <1938>   pagina <270>
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loia Anelli StejunutU
Non manca, infine, nel nostro testo, di carattere familiare ma che sfiora la storia, il motto greco, come troviamo anche in altre lettore* qui è un A ottima * a lode di Costanza.
:i IOLE ANELLI STEFANUTTI
Lettera di Federico Sclopis a ? Busta 551 N. 45 - Museo Centrale del Risorgimento, Roma.
Torino, 24 gennaio 1844. Carissimo e pregiatissimo cugino
La partenza di mio cognato per Roma mi porge un'occasione pronta e sicura di ridurmi alla preziosa memoria vostra. Né dovrei farmivi innanzi senza un preambolo di scuse del mio lungo silenzio. A voi che siete occupatissimo in tante e sì gravi incombenzee trovate tuttavia agio ad adempiere ogni maniera di doveri a ad adoperarvi con grande offi­ciosità apro' dagli amici,parrà incredibile che io con molti meno impicci mi stia oppresso da non ingente mole di affari. Ma la gravezza del peso cresce a misura della debolezza delle forze, e le mie non sono guari robuste. Le cure dell'impiego, le faccende della famiglia, le convenienze sociali, unpo1 di studio gramo e svogliato mi portano via le ore che è una pietà.
Perdonate, adunque, e pensate che se la mano è tarda, pronto è l'animo: e la fiducia che ho posto nella vostra amicizia mi è un carissimo confòrto nella vita. E di questi conforti se n'ha un grande bisogno appunto nella vita travagliata da tanti disgusti ed afflizioni di cuore, che delle cose mondane mi pare s'abbia a tener poco conto. Lo stato in che è condotto il povero Luigi Avogadro mi dà moltissima pena cosi rispetto a me cha l'amo assai per l'ottimo carattere suo e per l'amorevolezza che sempre mi ha dimostrato come rispetto all'Isabella che è tanta parte della mia esistenza. A Lei cerco di dissimulare alquanto la condizione della malattia del fratello per non cagionarle danno alla salute, cono­scendo come te inquietudini morali reagiscano fieramente sul suo stato fisico. Ma non posso e neppure il debbo, rassicurarla di troppo. Iddio che è provvidenti ssimo e misericordiosis­simo, disporrà, spero, le cose in moda che meno funeste sianole conseguenze del male che ci minaccia. A voi e alla vostra ottima madre noi chiediamo soccorso dipreghiere, corrispon­denza d'affetti; e non sarà questa l'ultima tra le opere sante con che segnate ambedue il Corso dei vostri giorni.
Unisco in questa mia lettera il TI volume della storia della legislazione italiana, che appunto adesso si è finito di stampare, e non per anco pubblicato. In esso vedrete riprodotto un lungo passo di una vostra lettera a me indiritta, e l'onorando vostro nome addotto conte un'autorità in cui tengo che i lettori abbiano piena fede. Ho bisogno che in qualche ora d'ozio vogliate leggerlo e che non isdegniate come altra volta faceste, di accennarmi poi le vostre considerazioni in proposito. Io vi ascolto come voce di maestro, e v'interrogo con sollecitu­dine di amico. Se per caso voleste disporre di qualche esemplare dei due volumi già stampali di questa storiai pefalGUno dei vostri amici favorite d'indicarmelo, ed io tosto ve li manderò perii canale di questa Legazione Pontificia. Siccome nel mio scritto vi è halitus sapientìae tnae cosi desidero che altri costì- lo vegga. Addio, mio egregio amico e cugino, alla vostra madre Ttdiro àyalfi al vostro riveritissimo vostro signor padre porgo i pia sinceri e devoti ossequi. Così pure fanno mia madre e mia moglie e sempre abbiatemi come sono vostro aff.mo ed obb.mo cugino ed amico Federico Sclopis.
mutato il favore in odio, fece provvedimenti per impedire lo studio, io non veggo ne qua! sia il fatto donde si possa ripetere tanta mutazione, ne come si possa conciliare con altri documenta certissimi, che mi dimostrano gli studi di ragion civile ugualmente promossi dai saccessori d'Onorio che dagli antecessori .