Rassegna storica del Risorgimento

CORBOLI BUSSI GIOVANNI ; SCLOPIS FEDERICO
anno <1938>   pagina <272>
immagine non disponibile

272
Libri e periadici
è di chiaro e dichiarato lealismo. Egli rispettava rautorità imperiale che Trieste si era liberamente scelta nei secoli lontani; ma per Ini il centro e il ciclo chiuso di ogni attività spirituale e materiale era il Municipio, la città romana, italiana, marittima e commer­ciale, protesa con tutte le sue forze vergini verso un grande avvenire. Egli scelse la via, per allora, la sola giusta, quella che gli offrivano il tempo, la storia, le circostanze. E dal 1818 sino alla morte, contro un nemico strapotente, condusse una ardua lotta, quasi sempre sotterranea, per la difesa, la tutela e l'incremento delle antiche istituzioni.
Il lavoro del Marini si chiude con un elenco ragionato e completo di tutte le nume­rose opere edite e inedite del Rossetti, le quali ci testimoniano della sua attività instan­cabile come educatore e come agitatore d'idee. Non si può certamente negare che in tanta vasta sfera di pensiero non si ritrovino deficienze d'informazione, mancato appro­fondimento di problemi, soluzioni inadeguate o del tutto superate; ma, come ben nota l'A., di troppe cose dovette e volle il Rossetti occuparsi perchè dappertutto potesse toccare a fondo. D'altra parte, dato il compito che egli elevava a dignità di missione, doveva necessariamente proibirsi di legare la sua attività ad una determinata disci­plina: limitarsi ad approfondire una singola questione o un singolo gruppo di questioni voleva dire precludersi definitivamente il disegno d'insieme, rinunciare al fine vastis­simo che si era proposto e che ebbe mente e cuore per compiere.
Il Rossetti non fu propriamente né uno storico né un filosofo né un poeta né un economista puro, sebbene in tutti i campi del sapere egli abbia lasciato qualche trac­cia non cancellabile del suo ingegno fecondo: fu un precursore, che preparò il terreno su cui doveva fiorire la gesta meravigliosa della Redenzione. E qui la sua grandezza vera, per la quale egli merita, e meriterà nei secoli, l'ammirazione e la riconoscenza di tutti gli italiani.
MASINO CIRAVEGNA
Gen. Grotto DEL BONO, Giacomo Medici del Vascello (La Centuria di Ferro. La Pattu­glia dei Condottieri. N. 25); Milano. Zucchi. 1936-XV, in 16, pp. 108. L. 4.
Con forma semplice e piana, spoglia di ogni artificio retorico, l'A. tratteggia la vita del valoroso difensore del Vascello, abilmente inquadrandola nelle vicende politiche del tempo. Vicende alle quali il Medici partecipò con ardore di patriota e con spirito di guerriero, dedito al maneggio delle armi fin. dall'età di diciassette anni, allorché si arruolò volontario nel reggimento Cacciatori di Oporto , allora combattente in Ispagna (1836) a sostegno della Reggente Maria Cristina contro il pretendente Don Carlos. Passato dalla Spagna in Inghilterra (1840), a Londra il Medici si unisce a Giuseppe Mazzini, di cui diventa più che amico, fratello . Di là, passato in America e incontratosi con Garibaldi, si arruola nella Legione Italiana precedendo più tardi di pochi mesi l'Eroe nel ritorno in Italia, agli albori del 1818.11 gen. Del Bono espone quindi la partecipazione del Medici alle lotte per l'indipendenza d'Italia, met­tendone in giusto risalto l'ardimento spiegato nel 184, sotto le mura di Roma, che gli valse alte parole di-encomio dal Mazzini e dal Salii. Dopo quest'azione meravigliosa, irradiata dalla luce dell'ideale mazziniano, s'inizia il lento distacco del Medici dal­l'Apostolo genovese. Distacco graduale, che lo porta da prima e disapprovare il metodo d'agitazione rivoluzionario del Mazzini, pur restando fedele al principio repubblicano, e poi a poco a poco dopo un periodo transitorio, che l'A. definisce di angosciosa attesa al trapasso completo dalla repubblica alla monarchia. Il gen. Del Bono studia questa lenta evoluzione del pensiero politico del Medici ciò che costituisce, secondo noi, una delle parti jiitt interessanti del lavoro ne indaga lo cause o le trova nello spi­rito pratico del Medici (sul quale pur nei primi entusiasmi mazziniani non avevano fatto breccia le speculazioni religioso e filosofiche dell'Apostolo) e nello svolgersi degli avvenimenti, che portarono, dopo il cozzo delle varie correnti, alla fusione delle forze