Rassegna storica del Risorgimento
FANTUZZI MARCO ; STATO PONTIFICIO
anno
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1938
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pagina
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299
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Il conte Marco Fantuzzi e il movimento riformatore, ecc. 299
maniera unitaria il territorio nazionale; con l'affermazione di un principio di uguaglianza e di giustizia nella ripartizione del carico tributario.
Il carattere protezionistico della riforma piace al Fantuzzi: per essa l'interesse dei singoli viene subordinato ad un interesse più generale: quello dell'economia nazionale. In cospetto della debolezza dello Stato egli invoca ad ogni passo la forza dello Stato 1
Questa memoria è un giudizioso e pregevole commento dei fatti, nei quali trova le sue scaturigini e ai quali sempre si riferisce. Essa rispecchia lo stile del Fantuzzi, uso ad appoggiare i suoi argomenti sulla propria esperienza personale, anziché convalidarli con le altrui opinioni.
Naturalmente essa non poteva mutare il corso delle cose, e tantomeno convincere del loro torto gl'interessati avversari della ridorma. Il pubblico scrive il Fantuzzi prosegui ad odiare il piano, il governo a manometterlo. Per altro la mia Memoria ne impose all'uno, e all'altro, e generalmente fu lodata. Ruffo, ad. istigazione di Vergani, sebene in genere ne fosse contento, in specie disaprovò quanto avevo detto sui bonifici Comunitativi .1} La questione non è priva di interesse, poiché, da una parte, illustra la situazione dello Stato nel Principato pontificio; dall'altra gli sforzi del Fantuzzi per spingere i dirigenti a dar sostanza e vigore a quella debole ombra. Si sa che la materia doganale è, nel mondo moderno, attributo della sovranità dello Stato; invece nei domini della Santa Sede le città, ancora verso la fine del secolo XVIII, contrastavano questo terreno alla sovranità dello Stato.
NeW editto generale sulle gabelle alle dogane dei confini il legislatore aveva parlato genericamente di indennizzi da accordarsi a privati, tesorieri, comunità e luoghi pii lesi o pregiudicati nei loro interessi dall'attuazione della riforma. Per i comuni
J) Archivio Fantuzzi: M. FANTUZZI, Memorie mie, e. 6.3 v.