Rassegna storica del Risorgimento
FANTUZZI MARCO ; STATO PONTIFICIO
anno
<
1938
>
pagina
<
312
>
312 Luigi Dal Pane
le Arti pure di ogni genere si accrebbero oltre il bisogno, e per far ciò si dovette introdurre un nuovo gusto di mode instabili, stravaganti, e capricciose, che rapidamente si succedessero, e facessero dimenticare l'antica decenza, magnificenza, gravità, e stabilità. E quelle Arti che avevano un limite naturale si cercò di mantenerle, e di estenderle con inganno, deterioramento, facilità, e minor prezzo, e piuttosto subdivisione comoda del medesimo.
Queste rapide fortune, tanti nuovi oggetti, e modi di Commercio formarono in 50 anni un nuovo ordine, e ceto numerosissimo, che prima era tanto ristretto, e limitato, che quasi non si distingueva. Mi ricordo, che 50 anni sono a Roma si contavano tre sole Botteghe di mode, e nel 1796 passavano il centinaio. L'accrescimento de' Banchieri, Appaltatori, Negozianti di ogni genere, e manifattori superflui è immenso, ed un calcolo di proporzione dovrebbe fare grande impressione. Conviene poi aggiungere l'immenso numero di Giovani, addetti, e interessati. L'anima di tutto ciò, e di tutti questi Impiegati, non è che l'avidità, l'interesse, ed una insaziabile sete di arricchire in qualunque modo. "
Nota il Fantuzzi l'estesa e rapida variazione dì condizioni sociali, derivante dal moto impresso dagli scambi più frequenti alla vita economica; osserva un legame fra il diffondersi del commercio e l'affermarsi delle idee di libertà, perchè i legami si consideravano impeditivi del commercio e la libertà base e fondamento del medesimo . Conclude accusando le nnove tendenze della vita e del pensiero economico di aver contribuito a preparare la rivoluzione e giunge così a capire che in fondo ai rivolgimenti del suo tempo vi sono anche dei motivi economici.
Naturalmente egli è contrario a quella che oggi si chiama idea dell'uomo economico; per lui la felicità privata consiste in quella situazione che dà il modo di religiosamente, e giustamente vivere a ciascuno secondo la sua condizione . Infelice è quindi non soltanto colui che manca di mezzi per vivere, ma altresì chi ne sovrabbonda.
*) FANTUZZI, Memorie di vario argomento, pp. 122-23.