Rassegna storica del Risorgimento
DE LIETO (FAMIGLIA)
anno
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1938
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pagina
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323
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m FONTI E DOCUMENTI H ILA FAMIGLIA DE LIETO I H
j NEL RISORGIMENTO NAZIONALE I I
Nelle lotte per il riscatto della libertà in Calabria, grande parte ebbe la famiglia De Lieto; ma è conosciuta solo l'attività di Casimiro. H presente lavoro tende a completare e mettere in luce ciò che altri studiosi, per varie vicende, hanno omesso. *)
Casimiro De lieto nacque a Roccella Ionica il 4 aprile 1803 da Antonio e Lucia Vuolo. Nel 1806 il Re Giuseppe Bonaparte, visitando la Calabria, si fermò a Roccella ove fu ospite di Antonio De lieto, e conosciuti i precedenti liberali della famiglia, volle presentato l'unico figlio Casimiro che aveva allora soli tre anni e gli concesse, appena in età, un posto gratuito nel Politecnico di Parigi. La famiglia, pur riconoscente per la concessione, non volle mai approfittarne per non distaccarsi dal suo unico figlio.
La permanenza di Re Giuseppe, fu causa di gravi disturbi per i De Lieto, che vennero fatti segno a gravi attentati e minacce dalle bande brigantesche che allora infestavano la Provincia, tanto da decidere di trasferire la loro residenza da Roccella a Reggio. Qui Casimiro, segui i suoi primi studi sotto la guida dei canonici Paturzo e Battaglia e nel 1821 fu inviato a Napoli per proseguire gli studi.2) Nella Capitale, ammesso fra i Carbonari, fu in istrette relazioni con i liberali che parteciparono ai fatti del 182021 e sopravvenuta la reazione, fu costretto imbarcarsi sopra un veliero battente bandiera francese ed espatriare.
l) Vedi: VISALLI, Casimiro De Lieto e la Lega Italica del 1848. Tip. della Camera dei Deputati 1919, Roma, p. 2.
Mi furono consegnati, dal compianto prof. Visalli, i documenti riguardanti la famiglia De Lieto che consistono in un Diario ed un grappo di lettere, con la viva raccomandazione di assolvere l'impegno ch'Egli non potè. I documenti ora si trovano presso l'Archivio Provinciale di Stato di Reggio Calabria.
2) D primo, nonostante la sua fedeltà verso la monarchia, eccitava nel culto di Roma lo spirito patriottico dei suoi studenti.
Bella e simpatica figura il secondo; più volte arrestato, espulso dalla citta, riammesso a dure condizioni, continuava sempre (quando la polizia non gli chiudeva la scuola) ad ispirare nei discepoli un intimo sdegno contro i governi che tormentavano la nazione. Ed alludendo appunto a quei discepoli, egli disse un giorno ai gendarmi che gli perquisivano la casa: E troppo tardi, le vipere che dovevo crescere ve le ho cresciute .
Vedi: VISALLI, Lotta e Martirio del Popolo Calabrese, G. Mauro, Ed. Catanzaro, p. 27; P. PELLICANO, Memorie della mia vita. Stai. Tip. di V. Morano, Napoli, pp. 17-18.