Rassegna storica del Risorgimento
DE LIETO (FAMIGLIA)
anno
<
1938
>
pagina
<
329
>
La famiglia De Lieto nel Risorgimento nazionale 329
Sant'Elmo, che il De Lieto, Federico Genovese, Antonino Cimino e Vincenzo Cuzzocrea, venissero destinati al bagno di Nisida.
Era il dramma di Teresa Gonfalonieri rivissuto dalla signora De Lieto!
LA GALERA, LA LIBERTÀ E LA POLITICA
Casimiro De lieto, assieme a tutti gli altri condannati, partì da Reggio col vapore Peloro alla volta di Napoli il 30 novembre 1847 per essere trasferito nei bagni penali. Sulla darsena a Napoli il giorno 2 dicembre vennero incatenati a due a due e la sera dello stesso giorno il De Lieto con i suoi compagni entrava nel bagno di Nisida, mentre gli altri furono inviati ai bagni di Procida e di Ventatene. Il decreto di amnistia del gennaio 1848 dischiudeva ai condannati politici la galera. Napoli festeggiò i liberati e la sera quando il Re intervenne alla serata al teatro San Carlo ebbe pochi applausi, mentre ne ebbero molti allorché ad un palco del primo ordine comparvero Carlo Poerio, Casimiro De Lieto ed altri illustri patrioti. *)
H De Lieto si fermò a Napoli e ben presto si accattivò la simpatia ed il rispetto generale; procedeva diritto verso quell'ideale che aveva chiaro e definito nella mente, in quell'epoca di confusione tumultuaria, quando molti agognavano il miglioramento del Paese ma pochi sapevano in che consistesse e come si dovesse conseguire. Vissuto in Inghilterra in mezzo ad un popolo austero, ne aveva preso la lingua, la letteratura, I costumi e non poteva approvare l'infelice riduzione dello statuto francese che il Bozzelli aveva manipolato per uso dei Napoletani, senza rendersi conto delle differenze di indole e di tempo. Persuaso della necessità di svecchiare la rugginosa macchina del Governo e metterla in armonia con gli avvenimenti che si andavano maturando nel resto della Penisola e dell'Europa, egli vedeva con disgusto l'indolenza e l'incapacità dei ministri capitanati dal duca di Serracapriola in perfetto accordo con la paura e la malafede di Re Ferdinando. Non erano quelli gli uomini che potevano condurre in porto la nave dello Stato, battuta da così fiera tempesta. La Sicilia insorta e vittoriosa, respingeva lo statuto del Bozzelli e reclamava la propria autonomia con la costituzione del 1812; le provinole dilaniate dalle fazioni più diverse e più sediziose; in Napoli la plebe e la soldatesca disposte ad ogni eccesso fremevano sobillate dai reazionari. Impotente a resistere il Governo tremava delle ingiurie
1) Nreco, Stona civile del Regno di Napoli, voi. I, p. 65.