Rassegna storica del Risorgimento

DE LIETO (FAMIGLIA)
anno <1938>   pagina <330>
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330 G, M or abito De Stefano
dei giornali, tra i quali velenosissimo era un giornaletto intitolato Mondo vecchio e Mondo nuovo che aveva il Petruccelli fra i suoi tredici collaboratori. Nessuno avrebbe potuto presagire che il De lieto fosse proposto ad elevati uffici quando, appena due mesi innanzi, languiva nell'ergastolo nisitense.
Nel Ministero del 6 marzo, eletto Aurelio Saliceti ministro guarda-sigilli, non potè rimanere a lungo: propose una legge di espulsione contro i gesuiti, si oppose al Bozzelli che voleva sciogliere a fucilate gli aggruppamenti per le vie. Nello stesso mese gli eventi precipitarono con tanta fretta, da rendere necessaria una ricomposizione del Mini­stero. A Palermo il Parlamento siciliano era ostile ai Borboni, in Pie­monte era stato promulgato lo Statuto come anche a Roma, in Toscana, a Modena, a Parma; Milano insorse e con le cinque giornate si emanci­pava dagli stranieri; Venezia spiegava la bandiera repubblicana di S. Marco mentre Carlo Alberto, intimando guerra all'Austria, correva in soccorso della Lombadia.
In questo frangente il Re di Napoli si rivolse al generale Francesco Pignatelli, principe di Strongoli, e lo incaricò di comporre un consiglio di ministri. Fu proposto alla presidenza Carlo Troya che benché vecchio ed infermo non rifiutò l'incarico; tuttavia volendo concretare un pro­gramma di governo convocò la mattina del 28 maggio, nella propria casa, oltre al Pignatelli, Aurelio Saliceti, Raffaele Conforti, Nicola De Luca, Saverio Baldacchini, Gabriele Pepe, Giuseppe Ferrigni, Luigi Dragonetti e Casimiro De lieto a cui si pensava di affidare il dicastero delle finanze.
Messo in discussione il programma proposto dal Saliceti che ap­portava radicali riforme alla costituzione solo il De lieto ed il Conforti lo accettarono per intero; il Pignatelli ed il Troya lo accettarono in parte; gli altri lo respinsero giudicando illegale e dannosa una così profonda alterazione dello Statuto, in vigore da appena un mese. Si rimandò ad una seconda adunanza da convocarsi la sera stessa, ma nulla si concluse. x)
Carlo Troya era già propenso ad accogliere il contrastato pro­gramma con qualche opportuna modificazione, allorché dal suo lungo esilio comparve a Napoli il generale Guglielmo Pepe a cui il Re, tanto per uscire d'impaccio, conferì la presidenza del Ministero con facoltà
*) Nel Mondo del 29 marzo, si leggeva: Protestiamo altissimamente contro la composizione novella del Ministero che si vocifera. Troya, De Loca, Ferrigni, Baldac­chini! Dio di misericordia e quale abisso si correi Non li vogliamo, non ne sono degni, perchè non compatìbili né con gli uomini, nò col tempo. Vogliamo invece il Conforti, il De lieto, il Saliceti....