Rassegna storica del Risorgimento
DE LIETO (FAMIGLIA)
anno
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1938
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pagina
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343
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La famìglia De Lieto nel Risorgimento nazionale 343
che il Papa da in procinto (come altra volta praticò Gregorio XVI verso il Portogallo) a fare una ricognizione di fatto, rimettendo al giudizio di una Commissione, probabilmente composta da mi Cardinale napoletano (forse D'Andrea), da un Cardinale romano (forse Vissardini) e d'un interessato siciliano (forse lo stesso Padre Ventura) la ricognizione di diritto.
Il Papa viene spinto a riconoscere di fatto la Sicilia:
1 Per l'interesse religioso. V. E. conosce che la Camera dei Comuni di Palermo è ostile alle istituzioni religiose; che tali istituzioni vengono sostenute per lo spirito conciliatore della Camera dei Pari e per la pietà dei popoli. Quando il Papa si negasse alla ricognizione di fatto, l'avversione della Camera dei Comuni per le istituzioni religiose diverrebbe più potente; l'ostilità diverrebbe un fatto nazionale: vi presterebbero la loro adesione la Camera dei Pari e il popolo; la confisca dei beni ecclesiastici diverrebbe inevitabile.
2 Per l'interesse politico. Ove il Papa manchi a riconoscere di fatto la Sicilia, diventa incerto se convenga ad un qualunque principe italiano d'accettare la Corona di quel paese. Niente di più probabile che la Sicilia, per togliere di mezzo le difficoltà, s'abbandoni ai priucipii francesi, e proclami un reggimento repubblicano, esempio che sarebbe terribile pel resto d'Italia.
Sarebbe, nella mia umile opinione, questo fl. momento d'invocare la mediazione di Pio DC.
Ancorché sia troppo tardi per impedire una ricognizione di fatto, si dovrebbe operar in modo, che la ricognizione di diritto non venga accordata se non a condizioni utili per la Corona di Napoli. Mi parrebbe dunque urgente che si tentassero delle pratiche presso il Papa, per indurlo a non mai riconoscere di diritto la Sicilia: o riconoscendola, farne una condizione sine qua non di dover essa eleggere a Re di Sicilia un figlio del nostro Sovrano.
Cosi solo potrebbero salvarsi il principio dinastico della nostra famiglia regnante, gl'interessi materiali di molte delle nostre provinci e, e si eviterebbero conseguenze capaci di travolgere in irreparabile rovina la Sicilia, Napoli e tutti gli altri Stati d'Italia, Io ho adempito ad un debito di coscienza rassegnando queste cose a V. E. Come però questo è un debito verso la Nazione e verso il Re, io prego V. E. di sottoporre al Consiglio della Corona queste mie vedute, perchè, ove siano valutate, possa io essere giustificato dell'averle esposte.
Le ripeto poi quanto le ho rassegnato rispetto alla convenienza del richiamo da Roma di Plenipotenziari per la Lega, sottomettendole che, ove sembri necessario a V. E. la dimora qui d'una cosi numerosa Commissione di Plenipotenziari, dispensi me dall'onore di farne parte, poiché son convinto che si manca di scopo, e che si incorre una spesa, sulla quale il Parlamento avrà ogni diritto di richiederne la responsabilità ministeriale. Ho l'onore di essere, coi sensi della più distinta considerazione, di V. E
dev.mo serv.re Casimiro De Lieto.
La relazione era più che sufficiente per mettere al corrente i responsabili Bulla realtà politica e diplomatica, ma il Governo di Napoli continuava ad essere ottimista nei riguardi della Lega e sperava di poter condarre a conclusione un argomento su cui erano rivolti gli sguardi