Rassegna storica del Risorgimento
DE LIETO (FAMIGLIA)
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1938
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pagina
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344
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344 C. Morabito De Stefano
del mondo politico. Il ministro degl'interni, Raffaele Conforti, scriveva infatti al De Lieto:
Pregiatissimo Amico - Ho ricevuto la vostra lettera, alla quale ho fatto quell'accoglienza che meritava la portatrice di rilevanti attese notizie, e là testimonianza novella di nobili sentimenti di uno dei più benemeriti e chiari nostri concittadini, qual voi siete. Ve ne rendo dunque le grazie che posso maggiori, ed attendo con viva sollecitudine il momento di potervi tosto riabbracciare, dopo di essersi condotte a buon fine le cose della lega italica, che forma obbietto dei voti di questo bel regno, e sulla quale son rivolti gli sguardi del mondo politico.
La lettera da voi inviata a S. E. il Ministro degli Affari Esteri è stata letta in Consiglio di Ministri, e vi si è ammirata l'assennatezza ed il buon giudizio di chi 1* ha dettata: di che sono stato lieto oltremodo, godendo io di tutto ciò che onora il vostro merito. E desiderando occasione di mostrarvi i sensi della sincera mia stima, affetto ed osservanza, prego vi gradire che mi dichiari sempre più cordialmente. *)
Napoli, 1 maggio 1848.
Raffaele Conforti.
L'allocuzione di Pio IX nel Concistoro del 29 aprile, troncò tutte le speranze di poter condurre a buon fine le trattative della Lega. Il principe di Colobrano aveva chiesto al Governo il proprio richiamo sin dal 28 aprile, poi mandò formale rinunzia il 4 maggio, mentre già era sancito il richiamo della Commissione. Bonghi si era dimesso il 30 aprile, Proto il 1 maggio, De Lieto il dì seguente dopo aver descritto in una" lettera alla moglie l'agitazione di Roma ed annunziando il suo prossimo ritorno a Napoli.
Mia cara Caterina
Venuto il corriere, io, contro ogni mia aspettativa, mi son veduto privo di tue lettere. Ho solamente ricevuto la tua cara lettera del 22 spirato aprile...
Non posso esprimerti lo stato di Roma. Pio IX con una Enciclica di avanf ieri non volle dichiarare la guerra all'Austria, nell'atto che le troppe Romane, varcato il Po, combattono nel Lombardo e nel Veneto per la sublime causa della libertà e della indipendenza Italiana, e che i Pontifici presi in guerra, trattati come ribelli, vengano o strozzati o fucilati dall' Austria, senza neppure meritare quell'indulgenza che le Nazioni Civili impartono ai prigionieri di guerra. Questa impolitica dichiarazione por parte di un Papa che aveva così bellamente iniziate le sorti dell'Italia, ha esasperato tutti gli animi, e massimamente le famiglie che han dato i figli per la difesa della patria. Ieri Roma era tutta in strado. Cinque dei Cardinali, ohe avevano fatto parte del privato Concistoro, sono fuggiti. Le porte di Roma sono ora guardate dai Civici, che impediscono la sortita di qualunque persona di nota. Di forte Sant'Angelo e delle altre fortezze si sono impossessati i Cittadini. Si era sul punto di proclamare un Governo provvisorio e lo si sarebbe fatto questa mattina, se il Papa, aderendo ai voti del Ministero,
i) V. ViSAt.Li, Casimiro De Lieto e la Lega Italica, id., p, 30.