Rassegna storica del Risorgimento
DE LIETO (FAMIGLIA)
anno
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1938
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pagina
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349
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La famiglia Ve Lieto nel Risorgimento nazionale 349
capo Agostino Plutino; non erano perciò adatti ad alcuna azione tattica e si limitarono solo all' impresa di tagb'are il telegrafo di Monteterzo, presso Palmi, e di minacciare lo sbarco a Bagnara del 6 battaglione di linea, che non potè sbarcare a causa di una mareggiata, con barili messi sopra carri allineati sull'altopiano della Corona, per simulare cannoni. Ben presto questo Governo provvisorio che non aveva da governare e questo campo che non poteva svolgere alcuna azione militare si sciolsero alla notizia dei catastrofici avvenimenti delle altre provincie. Il Governo di Napoli, informato del movimento calabrese, aveva mandato subito soldati sufficienti per soffocare il moto prima che divampasse. Poiché a causa dell'invio del corpo di esercito in Lombardia, le truppe rimaste bastavano appena a tenere in soggezione la capitale ancora in fermento, tuttavia con richiami e riducendo le guarnigioni delle varie fortezze, riunì un corpo di cinquemila uomini che divisi in due gruppi di duemila e tremila uomini fu dato il comando del primo al generale Nunziante, del secondo al generale Busacca.
Il 6 giugno il Nunziante sbarcò a Pizzo, bene accolto dalla popolazione e subito passò ad occupare Monteleone senza opposizione. Il generale Busacca, dopo vari tentativi di sbarcare a Paola occupata dai calabresi, sbarcò a Sapri l'occupò e subito dopo Castrovillari era già occupata dalle truppe comandate dal Ribotti.
Nella provincia di Reggio non furono mandati nuovi rinforzi di truppa, poiché furono stimati sufficienti i 1200 uomini comandati dal generale Palma, inviati prima del 15 maggio allo scopo di proteggere l'approvvigionamento della cittadella di Messina che riceveva dalla Calabria i rifornimenti.
H generale Nunziante, concentrate a Pizzo tutte le sue milizie e ricevuti rinforzi dalla Capitale, aveva costituito un corpo di 5000 uomini con una batteria da campo. Nella notte del 26 giugno, dopo avere informato il Busacca in Castrovillari del suo piano e consigliata la marcia per Tiriolo e Catanzaro per riunire i due eserciti a Cosenza, avanzò sulla strada che divide Pizzo dal fiume Àngitola ed all'alba del 27 attaccò gli avamposti nemici sul fiume.
Accanita e disperata fa la difesa che i calabresi fecero di tutte le posizioni, tanto che il Nunziante dovette impiegare quasi intera la giornata per sboccare nella pianura di Maida e dopo avere avuto 600 nomini fuori combattimento tra morti e feriti. Arrivato nella pianura di Maida stremato di forze per le perdite sofferte e per lo sbandamento di due battaglioni e riconosciuta 1* impossibilità di superare i difficili passi del Calderaro, del fiume Lameto, le erte vette di Tiriolo e temendo