Rassegna storica del Risorgimento

DE LIETO (FAMIGLIA)
anno <1938>   pagina <350>
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350 G. Morabito De Stefano
di essere attaccato dai calabresi annidati sulle alture di San Pietro di Mai da, dopo di aver dato poche ore di riposo alle truppe, il giorno seguente intraprese la ritirata risoluto d'imbarcarsi per Napoli; ma'in seguito non vistosi attaccato, come temeva, e meglio informato delle disposizioni d'animo dei nemici, cambiò parere e si fermò a Pizzo per attendere i nuovi rinforzi chiesti a Napoli.
Crollata la resistenza e disfatti i vari eserciti rivoluzionari dalla disorganizzazione, indisciplina e mancanza di rifornimenti di ogni genere, era ormai spianata la via ai generali borbonici; il Busacca occupò Cosenza accolto festosamente ed il Nunziante entrò in Catanzaro la sera del 9 festeggiato lungo la strada dalle popolazioni plaudenti con rami d'ulivo e bandiere bianche. Cadeva così miseramente anche questo tentativo di sollevazione; come i precedenti mancò di organizzazione, mancò l'accordo fra le tre provincie, mancò soprattutto un capo che potesse disciplinare le masse e portarle alla riscossa.
Nel moto del 1844 la scintilla partì da Cosenza; nel 1847 da Reggio; nel 1848 di nuovo da Cosenza: sono sempre azioni che rimangono nei limiti della provincia o del capoluogo e non riescono ad invadere ed accendere tutta la regione.
DEPUTATO AULA COSTITUENTE TOSCANA
Disciolto il campo insurrezionale sui Piani della Corona e domata l'insurrezione calabrése, Casimiro De lieto riparò a Messina con la famiglia e vi stette sino a quando le truppe borboniche occuparono la città. Mandati in Calabria i suoi tre più piccoli figli, assieme alla moglie ed ai figli maggiori Antonio e Simone s'imbarcò per Livorno sui vapore aPericles della Messaggeries Maritimes. Dopo una breve permanenza a Livorno, chiamato insistentemente dagli amici si recò a Firenze.
Ferveva la lotta tra il triumvirato toscano ed il Mazzini per la pro­gettata unione tosco-romana; i seguaci del Mazzini in Toscana ave­vano fissato il 1 marzo per proclamare, a furia di popolo, l'unione a cui contrastavano i triumviri, questi evitarono il colpo di mano annun­ziando con manifesto che coloro i quali tentassero con violenza di tra­scinare la patria a decisioni premature, prima della convocazione della deliberata Assemblea, verrebbero sottoposti alla legge stataria. In pari tempo, per meglio frenare gl'impazienti, annunziarono avere aperto trattative colla Repubblica romana.
Un decreto del 5 maggio, disponeva che l'Assemblea avrebbe deciso se e con quali condizioni la Toscana dovesse unirsi a Roma e